Codice 7500, cosa significa l’allarme dirottamento
Immagine realizzata con IA
Il codice 7500 è tornato al centro dell’attenzione oggi, mercoledì 30 settembre 2026, quando il volo Flydubai FZ1073 da Dubai a Tel Aviv lo ha emesso durante la fase di crociera, prima di atterrare d’emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita. Ma che cosa significa esattamente quel numero, e perché fa scattare un allarme così grave? Lo spieghiamo punto per punto, insieme alle misure che dal 2001 proteggono la cabina di pilotaggio.
I tre codici di emergenza: 7500, 7600 e 7700
Il transponder è il dispositivo che trasmette ai radar la posizione e i dati del volo. Attraverso una manopola, i piloti possono selezionare codici speciali che comunicano una condizione anomala senza usare la voce: sono quattro cifre, universalmente riconosciute, e cambiano radicalmente il modo in cui il controllo del traffico aereo e le autorità reagiscono.
- 7500 — interferenza illecita con l’aeromobile: è il codice del sospetto dirottamento.
- 7600 — avaria radio: l’aereo non riesce a comunicare con la torre.
- 7700 — emergenza generale: guasto, malore, incendio o qualunque altra situazione critica a bordo.
Quando sui radar compare il 7500, la procedura è la più severa possibile: l’aereo viene isolato, si allerta la difesa aerea e, se serve, si fanno decollare i caccia. È quello che è successo oggi in Israele, con il decollo di due aerei militari e l’attivazione di un centro di comando che coinvolge Forze di Difesa, Shin Bet, Mossad e polizia.
Perché i codici sono nati negli anni Settanta
I codici di emergenza esistono dagli anni Settanta, quando il sistema radar venne standardizzato a livello internazionale. Da allora il 7500 è stato usato in casi drammatici: dagli attentati dell’11 settembre 2001, quando i dirottatori lo attivarono — o lo disattivarono — su quattro aerei, a episodi più recenti. Non tutti i dirottamenti però arrivano al codice: chi prende il controllo dell’aereo spesso lo spegne, e proprio per questo, a Terra, vale anche il criterio opposto, cioè un aereo che smette di rispondere.
Nella vicenda di oggi il 7500 ha convissuto con il 7700: l’aereo ha segnalato prima l’emergenza generale e poi l’interferenza illecita, un doppio allarme che ha reso ancora più incerta la lettura delle prime ore.
La porta blindata e il paradosso della sicurezza
Dopo l’11 settembre le autorità mondiali hanno imposto porte blindate tra cabina e cabina passeggeri: anti-proiettile, anti-intrusione, apribili dall’esterno solo con un codice e una procedura di attesa. Il meccanismo ha però un rovescio: se la minaccia arriva dall’interno, la porta diventa una barriera anche per chi vuole entrare a fermarla.
È il nodo che emerse nel marzo 2015, con il disastro del volo Germanwings 9525: il copilota si chiuse in cabina e fece schiantare l’Airbus A320 sulle Alpi francesi, causando 150 vittime. In quel caso l’aereo non emise alcun codice di emergenza: il dramma si consumò interamente dentro la cabina, senza che il comandante riuscisse a rientrare.
La regola delle due persone e i suoi limiti
Dopo Germanwings l’EASA, l’agenzia europea per la sicurezza aerea, raccomandò la cosiddetta regola delle due persone: nessun pilota può restare solo in cabina, e se uno esce deve entrare un assistente di volo. Molte compagnie l’hanno adottata, ma nel tempo l’applicazione è diventata disomogenea nel mondo, perché aprire e chiudere la porta blindata più volte crea a sua volta nuove occasioni di rischio.
Il caso di oggi mostra un terzo scenario: non un pilota solo, ma due piloti in conflitto all’interno dello stesso abitacolo. Una situazione che nessuna regola sulle porte può prevenire e che, secondo le prime ricostruzioni, è stata risolta solo dall’intervento di passeggeri ed equipaggio.
Che cos’è l’aeroporto di Tabuk
Lo scalo dove è atterrato il 737 si trova nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, non lontano dal confine con la Giordania. È un aeroporto civile e militare, con una pista lunga che lo rende adatto ad accogliere anche aerei di grandi dimensioni in emergenza: per questo, in una fase in cui l’aereo era ancora in volo a bassa quota, è stato scelto come scalo più vicino e sicuro.
Il nodo delle nazionalità e l’accordo Israele-Emirati
Il caso ha riportato in primo piano un accordo tra Israele e Emirati Arabi Uniti, firmato nel quadro della normalizzazione dei rapporti del 2020: per atterrare a Tel Aviv sono autorizzati piloti con passaporto di Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con Israele. La ministra dei Trasporti israeliana Miri Regev ha chiesto verifiche su questo punto, dopo che le nazionalità dei due piloti sono state corrette più volte nel corso della giornata: prima russo e ucraino, poi — secondo i media israeliani — indiano il comandante e omanita il copilota.
Domande frequenti
Cosa vuol dire codice 7500?
È il codice che segnala ai radar un’interferenza illecita con l’aereo, cioè un possibile dirottamento. Viene inserito dai piloti sul transponder.
Qual è la differenza con il 7700?
Il 7700 indica un’emergenza generica (guasto, malore, incendio); il 7500 indica specificamente un possibile sequestro dell’aereo.
I piloti possono essere armati?
In molti Paesi esiste un programma di ufficiali di sicurezza a bordo, autorizzati a intervenire in caso di minaccia. Non risultano al momento dettagli sui dispositivi presenti oggi sul volo.
Perché l’aereo ha perso quota?
La ricostruzione diffusa da Sky TG24 indica una discesa di circa 14 mila piedi in meno di trenta secondi, avvenuta mentre in cabina era in corso la colluttazione.
Napoli, voli e trasporti
Nessuna ricaduta sugli scali campani: oggi la giornata dell’aeroporto di Napoli è stata segnata dallo sciopero ENAV che ha messo a rischio i voli. Per gli spostamenti in città vale il quadro della viabilità e dei trasporti a Napoli, mentre sul fronte aeroportuale resta aperto il tema della chiusura di Capodichino prevista a novembre 2026.
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