Chi è Itamar Ben Gvir, il ministro della Sicurezza Nazionale che divide Israele

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Provocatore di professione, avvocato dei coloni ultranazionalisti, ricercato dalla Corte Penale Internazionale e, da dicembre 2022, Ministro della Sicurezza Nazionale d’Israele. Itamar Ben Gvir è una delle figure più controverse e radicali dello scenario politico israeliano contemporaneo.

Leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit (Potere Ebraico), Ben Gvir ha trasformato il movimento kahanista — un tempo bandito dalle stesse autorità israeliane e inserito nelle liste delle organizzazioni terroristiche — in una forza di governo imprescindibile per la sopravvivenza della coalizione guidata da Benjamin Netanyahu.

Origini e radicalizzazione

Itamar Ben Gvir nasce il 6 maggio 1976 a Mevaseret Zion, un sobborgo di Gerusalemme, in una famiglia laica di origine iracheno-curda. Sua madre aveva militato da adolescente nell’Irgun, l’organizzazione paramilitare sionista attiva durante il Mandato britannico.

L’avvicinamento alla religione e la radicalizzazione politica avvengono durante l’adolescenza, in concomitanza con la Prima Intifada (1987). Ancora quattordicenne si unisce al Kach, il movimento ultranazionalista fondato dal rabbino Meir Kahane, e viene fermato per la prima volta dalla polizia. A 18 anni, le Forze di Difesa Israeliane lo esentano dalla leva obbligatoria, giudicandolo psicologicamente instabile e politicamente troppo radicale.

L’ascesa politica

La notorietà di Ben Gvir esplode nel 1995, quando — poche settimane prima dell’assassinio di Yitzhak Rabin — viene fotografato mentre brandisce il simbolo di una Cadillac appartenente al Primo Ministro, con la scritta “Rabin merita di morire”. Da quel momento la sua figura viene associata all’estremismo antipalestinese e alla difesa dei coloni.

Diventato avvocato, Ben Gvir costruisce la sua carriera legale rappresentando i coloni accusati di violenze contro i palestinesi, costruendosi un’immagine da “uomo forte” capace di garantire sicurezza e supremazia ebraica sui territori contesi. Nel 2022, alla guida di Otzma Yehudit, entra nel governo Netanyahu come Ministro della Sicurezza Nazionale, ottenendo il controllo della polizia e della polizia penitenziaria.

Il caso Flotilla e l’indagine italiana

Nel maggio 2026 Ben Gvir finisce al centro di un nuovo scandalo internazionale. La Global Sumud Flotilla, un convoglio di attivisti diretti a Gaza, viene intercettata in acque internazionali dalla marina israeliana. I circa 430 attivisti (tra cui almeno 27 italiani) vengono portati al porto di Ashdod, legati e tenuti con il volto a terra.

Ben Gvir pubblica un video in cui cammina tra gli attivisti con fare sprezzante, scatenando la condanna di numerosi governi. L’8 giugno 2026, la procura di Roma lo iscrive nel registro degli indagati per tortura e sequestro di persona. Le testimonianze raccolte dall’ong palestinese Adalah parlano di taser, pistole a impulsi elettrici, costole rotte e proiettili di gomma sparati durante l’intercettazione.

Ben Gvir replica con sarcasmo su X: “Il Paese dello stivale è diventato il Paese delle infradito”.

Le controversie

La sociologa israeliana Eva Illouz lo ha definito il volto del “fascismo ebraico”. La sua gestione della polizia penitenziaria, le frequenti visite al Monte del Tempio (spazio conteso tra ebrei e musulmani) e le continue provocazioni diplomatiche lo rendono uno dei ministri più divisivi non solo in Israele ma sull’intera scena internazionale.

Con oltre 53 incriminazioni alle spalle e una popolarità che continua a crescere tra gli elettori di destra, Itamar Ben Gvir rappresenta il volto più estremo di un governo che sposta sempre più a destra l’asse politico israeliano.

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