Chi è Donald Trump, il presidente che è tornato alla Casa Bianca più forte di prima
Da tycoon a presidente: chi è Donald Trump
Donald John Trump nasce a New York il 14 giugno 1946, quarto di cinque figli di Fred Trump, un immobiliarista di origini tedesche. Dopo la laurea alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania, entra nel business immobiliare di famiglia e lo trasforma in un impero globale: grattacieli, casinò, hotel di lusso e resort portano il suo nome da Manhattan a Dubai.
Negli anni 2000 diventa una celebrità televisiva globale grazie al reality The Apprentice, dove il suo “You’re fired!” diventa un tormentone. Ma la politica, quella vera, è dietro l’angolo.
L’ascesa politica: dalla Trump Tower alla Casa Bianca
Nel 2015 annuncia la sua candidatura alla presidenza come repubblicano. Nessuno lo prende sul serio: è un personaggio televisivo, non un politico. E invece vince le elezioni del 2016 contro Hillary Clinton con una campagna basata su “Make America Great Again”, muro al confine col Messico e critiche feroci al libero commercio globale.
La prima presidenza (2017-2021) è un ciclone: tagli alle tasse, nomina di tre giudici conservatori alla Corte Suprema, guerre commerciali con la Cina, ritiro dall’Accordo di Parigi sul clima e dall’accordo nucleare con l’Iran. Poi arriva il Covid, e la gestione della pandemia diventa il suo tallone d’Achille.
Nel 2020 perde le elezioni contro Joe Biden, ma non riconosce mai la sconfitta. L’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 segna il punto più basso della sua carriera politica: viene incriminato (primo presidente della storia americana) e messo sotto accusa per due volte dalla Camera. Ma Trump non molla.
Il ritorno: 45° e 47° presidente nella storia americana
Nel novembre 2022 annuncia la ricandidatura. La campagna del 2024 è la più estrema della sua carriera: sopravvive a un attentato durante un comizio, viene condannato in tribunale a New York per falsificazione di documenti contabili, ma nulla lo ferma.
Il 5 novembre 2024 batte Kamala Harris e diventa il secondo presidente dopo Grover Cleveland (1893) a vincere due mandati non consecutivi. Il 20 gennaio 2025 presta giuramento come 47° presidente, il più anziano mai insediato (78 anni e 7 mesi). Con lui, il vicepresidente JD Vance, ex senatore dell’Ohio e autore di Hillbilly Elegy.
Il secondo mandato: un’agenda shock
Nei primi 18 mesi della seconda amministrazione, Trump firma oltre 225 ordini esecutivi, un ritmo senza precedenti. Ecco i pilastri del suo programma:
- DOGE — Il Department of Government Efficiency, guidato da Elon Musk, smantella agenzie federali, taglia la spesa pubblica e licenzia decine di migliaia di dipendenti. L’USAID viene chiusa.
- Dazi — Guerra commerciale globale: tariffe del 60% sulla Cina, del 25% su Messico e Canada, minaccia del 200% sui vini francesi dopo lo scontro con Macron.
- Deportazioni di massa — L’ICE (Immigration and Customs Enforcement) avvia il più grande programma di espulsione della storia americana, tra polemiche e proteste.
- Ritiro dalle istituzioni internazionali — L’amministrazione esce dall’OMS e da oltre 60 organizzazioni internazionali, comprese agenzie ONU.
- Board of Peace per Gaza — Trump istituisce un consiglio per il controllo della Striscia, attirandosi critiche e accuse di neoimperialismo.
- Scontro con la Federal Reserve — Dopo aver nominato Kevin Warsh nuovo presidente della Fed, lo scontro con Jerome Powell sulle politiche monetarie tiene il mondo finanziario col fiato sospeso.
Salute, processi e midterm 2026
Secondo gli ultimi esami medici ufficiali (maggio 2026), Trump è in perfetta salute — un dato non scontato per un presidente che ha compiuto 80 anni il 14 giugno 2026.
Sul fronte giudiziario, continua a combattere su più fronti: il caso di New York, le indagini federali e le cause civili. Ma la sua base lo segue, compatta come non mai.
Le elezioni di midterm del 2026 rappresentano il primo grande test politico per il suo secondo mandato. I repubblicani cercano di mantenere il controllo del Congresso, mentre i democratici provano a riconquistare terreno. La partita è aperta, e Trump resta il protagonista assoluto della scena politica americana.
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