Chi è Benjamin Netanyahu, il premier israeliano tra processi e guerra
È il volto di Israele da oltre tre decenni. Benjamin Netanyahu, soprannominato “Bibi”, è il premier più longevo nella storia dello Stato ebraico: una carriera politica iniziata negli anni Novanta e arrivata fino al 2026 tra guerre, processi e colpi di scena.
Le origini: l’infanzia a Tel Aviv e la tragedia di Entebbe
Netanyahu nasce il 21 ottobre 1949 a Tel Aviv, secondogenito di Benzion Netanyahu, storico e attivista sionista, e Tzila Segal. Cresce tra Gerusalemme e Filadelfia, dove il padre insegna. A diciotto anni si arruola nelle Forze di Difesa Israeliane e serve nella Sayeret Matkal, l’unità d’élite delle forze speciali. Partecipa a diverse operazioni, tra cui il recupero del volo Sabena 571 nel 1972.
Il fratello maggiore Yonatan Netanyahu muore nel 1976 guidando l’operazione Entebbe per liberare ostaggi aerei in Uganda. La tragedia segna la sua vita.
Dopo il servizio militare studia al MIT: si laurea in Architettura e poi in Management. Lavora a Boston come consulente prima di tornare in Israele.
L’ascesa politica: ambasciatore all’ONU e primo mandato
Netanyahu entra in politica dopo l’esperienza come diplomatico. Dal 1984 al 1988 è ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite, dove si fa notare per la capacità di comunicare la posizione israeliana sui media americani.
Nel 1988 viene eletto alla Knesset con il Likud. Nel 1993 vince le primarie del partito e ne diventa leader. Due anni dopo, alle prime elezioni dirette del premier, sconfigge Shimon Peres e diventa il più giovane primo ministro nella storia di Israele a soli 46 anni.
Il primo mandato (1996-1999) è segnato dalla tensione con i palestinesi e dagli accordi di Hebron. Ma nel 1999 perde le elezioni contro Ehud Barak e si ritira temporaneamente dalla vita politica.
Il ritorno: 2009-2021, l’era della sicurezza
Dopo la sconfitta di Barak contro Ariel Sharon, Netanyahu torna come ministro delle Finanze (2003-2005). Nel 2009, dopo le elezioni, forma il suo secondo governo e inizia quella che sarà la sua stagione più lunga: 12 anni consecutivi alla guida del paese.
In questo periodo Netanyahu diventa un punto di riferimento della destra israeliana. Si oppone fermamente all’accordo nucleare con l’Iran del 2015, parlando al Congresso americano contro la linea di Obama. Sul fronte diplomatico, ottiene il suo più grande successo nel 2020 con gli Accordi di Abramo, la normalizzazione dei rapporti con Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan mediata dall’amministrazione Trump.
Ma il terzo mandato è anche segnato da una crisi politica senza precedenti: tra il 2019 e il 2021 Israele tiene quattro elezioni in due anni, senza che nessuno riesca a formare un governo stabile. Netanyahu è accusato di voler bloccare il sistema pur di restare al potere mentre il suo processo per corruzione è in corso.
I processi: le inchieste che lo accompagnano da anni
Netanyahu è il primo premier israeliano indagato mentre è in carica. Nel 2019 la polizia lo raccomanda per l’accusa in tre casi:
- Case 1000 — lui e la moglie Sara avrebbero ricevuto regali di lusso (sigari, champagne, gioielli) da uomini d’affari per oltre 280mila shekel in cambio di favori.
- Case 2000 — avrebbe tentato un accordo con il proprietario dello Yedioth Ahronoth per avere una copertura giornalistica favorevole in cambio di una legge che limitasse la concorrenza del giornale gratuito Israel Hayom.
- Case 4000 — il più grave: avrebbe promosso regolamentazioni favorevoli alla società di telecomunicazioni Bezeq in cambio di una copertura positiva sul sito Walla!, di proprietà dello stesso gruppo.
Accusato di frode, corruzione e abuso di fiducia, Netanyahu nega tutto e parla di un “tentato colpo di stato” orchestrato da media e magistratura. Il processo è ancora in corso nel 2026, con udienze che si intrecciano con gli eventi bellici.
Il 7 ottobre e la guerra a Gaza
Il 7 ottobre 2023 è la data che cambia tutto. L’attacco di Hamas nel sud di Israele provoca circa 1.200 morti e il rapimento di oltre 250 ostaggi. È il peggior massacro di ebrei dal tempo della Shoah e una delle pagine più nere per la sicurezza israeliana.
Netanyahu, che aveva costruito la sua immagine su sicurezza e deterrenza, viene accusato di aver fallito. La risposta militare è immediata: l’esercito entra nella Striscia di Gaza con l’obiettivo dichiarato di distruggere Hamas. I raid e le operazioni di terra provocano decine di migliaia di vittime civili, secondo le autorità sanitarie locali.
A metà 2026 Israele controlla oltre il 60% di Gaza, secondo dichiarazioni dello stesso premier, e le operazioni sono considerate in fase avanzata. La guerra ha riacceso le proteste in Israele, divise tra chi chiede priorità agli ostaggi e chi sostiene l’operazione fino alla vittoria totale.
Le elezioni 2026 e il rapporto con Trump
Con le elezioni previste entro il 27 ottobre 2026, Netanyahu si candida per un nuovo mandato. Il partito Likud ha confermato la sua leadership in una nota del 10 giugno 2026, dopo che il presidente americano Donald Trump aveva espresso dubbi sulla sua volontà di ricandidarsi.
Il rapporto tra Netanyahu e Trump è complesso: stretti alleati durante gli Accordi di Abramo e la politica anti-Iran, ma con tensioni emerse nel 2026 sulla gestione della guerra con l’Iran. Trump ha pubblicamente consigliato a Netanyahu di non reagire agli attacchi iraniani, segnando un momento di frizione tra i due leader.
La vita privata
Netanyahu si è sposato tre volte. Con l’attuale moglie, Sara Ben-Artzi, psicologa, ha due figli: Yair e Avner. Il figlio maggiore, Yair, è spesso al centro di polemiche per le sue posizioni estreme e gli atteggiamenti sopra le righe. Con la prima moglie, Miriam Weizmann, ha avuto la figlia Noa.
Noto per la sua passione per i sigari (che gli sono costati un capitolo del processo), parla un inglese perfetto e ama definirsi il difensore di Israele sulla scena mondiale. I detrattori lo descrivono come un abile comunicatore ma con una deriva personalistica e populista.
Dal 1996 al 2026, Netanyahu ha attraversato sei presidenti americani, guerre, intifade, accordi di pace e processi penali. A 76 anni, resta il personaggio più polarizzante della politica israeliana: per i suoi sostenitori è il guardiano di Israele; per i critici, l’uomo che ha diviso il paese più di chiunque altro.