Casapulla: maltrattamenti e botte in asilo, maestre condannate a 7 anni

Pubblicato 
sabato, 01/10/2022
Di
Francesca Orelli
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Si è chiusa così la vicenda dell’asilo degli orrori di Casapulla. Le maestre: “Chiediamo scusa alle famiglie, abbiamo perso la rotta.”

Sette anni complessivi di carcere per le maestre dell’asilo degli orrori di Casapulla dove a settembre 2021, a seguito della denuncia dei genitori di una bambina, sono cominciati cinque lunghi mesi di indagini che hanno portato alla scoperta di gravi maltrattamenti e di sevizie nei confronti dei piccoli alunni.

È questa la condanna che la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha inflitto a Francesca Merola, Anna Lucia Spina e Valeria Eliseo. A presiedere il processo, per il quale è stato scelto il rito abbreviato, è stato il gup Pasquale D’Angelo.

Casapulla, pugni e schiaffi all’asilo “Piccole Pesti”: le scuse delle maestre “abbiamo perso la rotta.”

Le maestre, subito dopo la condanna, hanno rilasciato dichiarazioni spontanee, dicendo di essere “molto dispiaciute” e chiedendo scusa alle famiglie dei bambini coinvolti.

Francesca Merola, che era direttrice dell’asilo degli orrori, ha dichiarato:

“Non ho mai avuto intenzione di fare male ai bambini. Ho perso la rotta.”

Scuse seguite da quelle della Spina e dell’Eliseo, che hanno puntato il dito contro la Merola e contro le sue direttive, giudicate “abominevoli”, ma che loro erano tenute a seguire.

Maestre condannate, le reazioni dei genitori

Dichiarazioni che non hanno fatto altro che aumentare la rabbia dei genitori dei bambini maltrattati, che hanno abbandonato l’aula in massa per protesta.

Per la maggior parte dei 44 genitori dei 29 allievi, che si sono costituiti come parte civile lesa, le condanne sono state troppo leggere, visto che i bambini sono stati sottoposti a episodi sistematici di violenza fisica e psicologica, nonché a omissioni di cure nell’assistenza dei piccoli.

I bambini, secondo quanto emerso dalle indagini, venivano presi a pugni e a schiaffi, presi per le orecchie o per i capelli, scaraventati a terra o buttati giù dalle brandine.

Venivano anche imboccati a forza, spesso al punto da provocare loro conati di vomito, e lasciati tra feci e urina per ore.

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