Cantare in corsivo, cosa significa: significato e cantanti

Cantare in corsivo, cosa significa: significato e cantanti
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Cantare in corsivo è una delle tendenze più cercate degli ultimi mesi in Italia. La domanda “cosa vuol dire cantare in corsivo” è tornata a crescere nelle ultime 24 ore, complice il ritorno dei talent show in tv. Ma di cosa si tratta davvero?

Il fenomeno riguarda la pronuncia, non lo stile. Chi canta in corsivo allunga e trasforma le vocali, ottenendo un suono fluido e quasi indecifrabile, come se il testo fosse scritto in caratteri inclinati e legati tra loro.

Cantare in corsivo: cosa significa

Alla base c’è la dittongazione. Una vocale si divide in due parti con apertura diversa, formando un dittongo: è il meccanismo fonetico che rende la voce più morbida e continuativa.

Il risultato è un canto che privilegia il suono rispetto alla parola comprensibile. Il testo diventa un flusso, e chi ascolta percepisce più la melodia che le singole sillabe.

Il termine arriva dall’inglese “singing in cursive”. La prima traccia risale al 2009, in un messaggio social che descriveva una voce “fluida come una scrittura in corsivo”. Da lì l’espressione è entrata nel linguaggio della musica pop.

Chi sono i cantanti che cantano in corsivo

Negli Stati Uniti il modo di cantare è stato associato ad artiste come Ariana Grande, Sia, Lorde e Billie Eilish. In Italia il fenomeno si è diffuso con una generazione di artisti giovani.

  • Sangiovanni, che usa la dittongazione in brani come “Malibù” e “Farfalle”.
  • tha Supreme, con una voce virtuosa e allitterazioni serrate.
  • Madame, tra rap e cantautorato.
  • Blanco, diventato uno dei nomi più riconoscibili del nuovo pop italiano.

Il fenomeno si è allargato anche ai social. Su TikTok l’hashtag legato al corsivo ha superato i 24 milioni di visualizzazioni, con creator e vocal coach che spiegano come riprodurre quel suono.

Tra i nomi più citati c’è Davide Papasidero, vocal coach e vincitore del Festival di Castrocaro, che ha costruito sui social una vera didattica del canto in corsivo. Nel mondo della divulgazione il fenomeno è legato anche alla creator Elisa Esposito, diventata popolare come “prof del corsivo”.

Parlare in corsivo e la variante veneta

Il canto in corsivo ha una radice nella lingua parlata. Nel Nord-Est esiste da decenni una pronuncia con vocali chiuse e allungate, resa nei social con la grafia “cörsivœ”.

La studiosa di fonetica dell’Università di Torino ha analizzato il fenomeno, spiegando che si tratta di un uso delle vocali chiuse con pronuncia allungata, tipico di alcune aree del Veneto. Dai video sui social è passato poi al canto, diventando un marchio sonoro riconoscibile.

Non tutti i cantanti lo usano allo stesso modo. C’è chi lo applica in modo leggero e chi lo trasforma in una cifra stilistica, al punto da rendere il testo quasi secondario rispetto al suono della voce.

Perché piace e come si riconosce

Il canto in corsivo piace perché rende la voce fluida e crea un effetto di intimità. Il consiglio per riconoscerlo è semplice: ascoltare le vocali, non le parole. Se il suono si allunga e si apre in modo innaturale, il corsivo c’è.

Tra i talent show che hanno contribuito alla diffusione del fenomeno c’è X Factor, di cui Napolike ha raccontato l’ultima puntata di audizioni. Sul versante musicale, un altro tema molto cercato in queste ore è la canzone “Tu sei l’unica donna per me” di Alan Sorrenti, vincitrice del Festivalbar 1979. Restano alti anche gli ascolti della pagina su Sanremo 1987 e la sua classifica, segno che la memoria della canzone italiana interessa ancora.

La tendenza, intanto, continua a dividere. C’è chi la considera una evoluzione espressiva e chi la vede come una perdita di chiarezza. Di certo funziona: le classifiche e i numeri dei social dicono che il pubblico la cerca.

Domande frequenti

Che cosa vuol dire cantare in corsivo?

Vuol dire cantare allungando e modificando le vocali, con il fenomeno della dittongazione. Il testo risulta meno comprensibile, ma il suono della voce diventa più fluido.

Chi ha inventato il canto in corsivo?

Non esiste un inventore unico. L’espressione “singing in cursive” si è diffusa dal 2009 negli Stati Uniti, poi il fenomeno è arrivato in Italia con Sangiovanni, tha Supreme, Madame e Blanco.

Il corsivo è solo un modo di cantare?

No. Esiste anche un parlare in corsivo, legato alla pronuncia con vocali chiuse e allungate diffusa nel Nord-Est e resa nei social con la grafia “cörsivœ”.

Dove si è diffuso di più il fenomeno?

Su TikTok, dove l’hashtag del corsivo ha superato i 24 milioni di visualizzazioni, e in tv, grazie ai talent show musicali.


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