Campi Flegrei, la storia vulcanica della caldera di Napoli

Campi Flegrei, la storia vulcanica della caldera di Napoli
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I Campi Flegrei sono una delle aree vulcaniche più studiate e affascinanti del pianeta. Sotto i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e parte di Napoli si nasconde una caldera di circa 12 chilometri di diametro, in gran parte sommersa dal Golfo di Pozzuoli, capace di eruzioni di portata continentale.

Il nome viene dal greco phlégraios, che significa “ardente”, “infuocato”: i Greci che fondarono Cuma e Dicearchia conoscevano bene il carattere di questa terra che fuma, trema e si solleva. Oggi i Campi Flegrei sono sorvegliati in tempo reale dall’INGV, ma raccontano una storia vulcanica lunga decine di migliaia di anni, fatta di esplosioni colossali, sollevamenti del suolo e città costruite sui crateri.

In questa guida ricostruiamo la storia vulcanica dei Campi Flegrei, dalle grandi eruzioni preistoriche alla crisi bradisismica in corso, fino allo sciame sismico del 31 luglio 2026.

Cos’è la caldera dei Campi Flegrei

Per capire i Campi Flegrei bisogna dimenticare l’immagine del vulcano a cono, come il Vesuvio. Qui la struttura è una caldera: un’area depressa, larga e pianeggiante, formatasi dopo che enormi eruzioni hanno svuotato la camera magmatica sottostante, facendo sprofondare il terreno di centinaia di metri.

Un vulcano nascosto sotto la città

La caldera flegrea si estende da Monte di Procida fino alla collina di Posillipo e prosegue sotto il mare del Golfo di Pozzuoli. Al suo interno si contano almeno 24 crateri e coni vulcanici, molti dei quali ospitano oggi quartieri, laghi e parchi: gli Astroni, il Monte Nuovo, la Solfatara, il lago d’Averno, il lago di Lucrino.

Questa è la particolarità più sorprendente: nel mondo esistono poche aree vulcaniche attive con una densità di popolazione così alta. Nel perimetro della caldera vivono centinaia di migliaia di persone, e l’area è abitata ininterrottamente da oltre tremila anni.

Caldera, non cono: la differenza che conta

Un cono vulcanico erutta da un punto centrale. Una caldera, invece, può eruttare da punti diversi, che cambiano nel tempo: ogni cratere flegreo ha un suo ciclo di attività, e la posizione della risalita magmatica può spostarsi. È questo il motivo per cui la sorveglianza copre tutta l’area e non un solo edificio vulcanico.

Campi Flegrei e Vesuvio a confronto

Caratteristica Campi Flegrei Vesuvio
Tipo Caldera attiva Vulcano a cono
Diametro Circa 12 km Cono di circa 1 km
Ultima eruzione Monte Nuovo, 1538 1944
Eruzione più grande Ignimbrite Campana, 39.000 anni fa Pomici di Base, 18.000 anni fa
Fenomeno tipico Bradisismo Colate piroclastiche

La storia eruttiva: 39.000 anni di fuoco

La storia vulcanica dei Campi Flegrei è scandita da almeno 70 eruzioni negli ultimi 39.000 anni, con intensità molto diverse tra loro. Due di queste sono state tra le più grandi mai avvenute in Europa. Ecco la timeline degli eventi principali.

La linea del tempo delle grandi eruzioni

39.000 anni fa · Eruzione dell’Ignimbrite Campana, una delle più violente d’Europa

15.000 anni fa · Eruzione del Tufo Giallo Napoletano, nascono le colline di Napoli

4.550 anni fa · Eruzione delle Pomici Principali, cancella i villaggi neolitici

1538 d.C. · Nasce il Monte Nuovo, ultima eruzione dei Campi Flegrei

1969-oggi · Crisi bradisismiche e sciami sismici, sorveglianza INGV

L’Ignimbrite Campana, 39.000 anni fa

Circa 39.000 anni fa i Campi Flegrei produssero l’eruzione dell’Ignimbrite Campana, uno degli eventi vulcanici più grandi d’Europa negli ultimi 200.000 anni. Furono emesse decine di chilometri cubi di magma e le ceneri si ritrovarono fino in Groenlandia, dove sono state identificate nei carotaggi di ghiaccio.

Le colate piroclastiche percorsero decine di chilometri, ricoprendo l’intera pianura campana. L’evento svuotò la camera magmatica e fece collassare il terreno, dando forma alla struttura a caldera che vediamo oggi.

Il Tufo Giallo Napoletano, 15.000 anni fa

Una seconda eruzione colossale, circa 15.000 anni fa, emise il Tufo Giallo Napoletano: un deposito che oggi forma le colline tufacee su cui sorgono interi quartieri di Napoli, da Posillipo al Vomero. I tufi gialli flegrei sono stati per secoli il materiale da costruzione della città.

Fu in quell’occasione che la caldera raggiunse la configurazione attuale, con il collasso della parte centrale e l’ingressione del mare nel Golfo di Pozzuoli.

L’eruzione delle Pomici Principali, 4.550 anni fa

L’ultima grande eruzione esplosiva risale a circa 4.550 anni fa, quando l’evento delle Pomici Principali distrusse i villaggi neolitici dell’area flegrea, seppellendoli sotto metri di pomici e ceneri. Gli scavi di Nisida e dell’area di via Cinthia hanno restituito i resti di quelle comunità.

Da allora il vulcano non ha più prodotto eruzioni di pari portata, ma è rimasto attivo con eventi minori, eruzioni idromagmatiche e un’intensa attività idrotermale.

Monte Nuovo, 1538: l’ultima eruzione

Tra il 29 settembre e il 6 ottobre del 1538, in pochi giorni, la terra si aprì a ovest di Pozzuoli: nacquero un cratere e un cono di 133 metri, il Monte Nuovo, che inghiottì il borgo di Tripergole con le sue terme. Fu l’ultima eruzione dei Campi Flegrei, e fu osservata e descritta dai contemporanei con un dettaglio che la rende unica nella storia della vulcanologia.

Il Monte Nuovo è oggi una riserva naturale, una collina perfettamente conservata nel cuore della caldera, visitabile a piedi in un’ora circa.

Il bradisismo, il respiro della caldera

Il fenomeno che caratterizza i Campi Flegrei più delle eruzioni è il bradisismo: il lento sollevamento e abbassamento del suolo, guidato dalla pressione dei fluidi e del magma nella camera magmatica profonda. Il nome deriva dal greco bradýs, “lento”, ed è un movimento lento ma costante, misurato in centimetri all’anno.

Le colonne del Serapeo, la prova scritta nel marmo

Il Serapeo di Pozzuoli è il monumento che ha reso celebre il bradisismo. Le sue colonne di marmo mostrano fori di litodomi, molluschi che vivono solo in acqua di mare, fino a sette metri sopra il livello attuale: la prova che il suolo è sceso sotto il mare in epoca romana e poi si è risollevato, più volte, nei secoli successivi.

Dal 1950 il porto di Pozzuoli si è sollevato in totale di circa 4,5 metri, in tre grandi fasi: 1969-72, 1982-84 e la crisi iniziata nel 2005 e ancora in corso.

Le crisi del 1969-72 e del 1982-84

Nella crisi del 1982-84 il suolo si sollevò di quasi due metri in due anni, con migliaia di terremoti. Il centro storico di Pozzuoli, il Rione Terra, fu evacuato: circa 16.000 persone lasciarono la zona. Fu la crisi bradisismica più grave mai osservata con strumenti moderni.

Da quel periodo, l’Osservatorio Vesuviano dell’INGV monitora l’area con una rete di strumenti che è tra le più fitte al mondo.

La crisi in corso e lo sciame del 31 luglio 2026

Dal 2005 la caldera è tornata a sollevarsi, con un’accelerazione negli ultimi anni. Il livello di allerta è giallo, e i bollettini INGV registrano centinaia di terremoti al mese. Nel giugno 2026 sono stati rilevati 377 eventi, con magnitudo massima 3.6.

Nella sera del 31 luglio 2026 l’area è stata scossa dallo sciame sismico più intenso degli ultimi anni: la scossa principale, di magnitudo 4.7 con ipocentro a circa 3 chilometri tra Pozzuoli e Quarto, ha causato dieci feriti lievi, crolli di cornicioni e disagi alla circolazione di Cumana e Circumflegrea, sospese per verifiche. Come spieghiamo nell’articolo sui danni del terremoto del 31 luglio, il quadro è stato gestito con la messa in sicurezza degli edifici e i sopralluoghi nei comuni della zona rossa.

I numeri del bradisismo

  • 4,5 metri di sollevamento totale al porto di Pozzuoli dal 1950
  • Quasi 2 metri solo nella crisi 1982-84
  • 377 terremoti registrati a giugno 2026 (max 3.6)
  • 4.7 la magnitudo della scossa principale del 31 luglio 2026
  • 16.000 gli sfollati del Rione Terra negli anni ’80

Come funziona il vulcano

Il motore dei Campi Flegrei sta in profondità: una camera magmatica situata tra 6 e 8 chilometri sotto la superficie, alimentata da un serbatoio più profondo. Il magma che risale si raffredda e rilascia gas, e sono proprio i fluidi ad alta pressione a sollevare il suolo e a generare i terremoti.

La camera magmatica e i gas

Quando i gas rilasciati dal magma (soprattutto anidride carbonica e vapore acqueo) si accumulano nei sistemi di fratture, la pressione aumenta: il terreno si gonfia, come un palloncino, e le rocce si rompono producendo sciami sismici. È il meccanismo oggi dominante, secondo gli studi più recenti dell’INGV.

Questo spiega perché l’attività attuale è soprattutto sismica e di sollevamento, senza evidenze scientifiche di una risalita del magma verso la superficie tale da preannunciare un’eruzione nel breve periodo.

Fumarole, Solfatara e Pisciarelli

La vitalità del sistema si vede in superficie: decine di fumarole emettono vapore e gas a temperature che superano i 90 gradi. I siti più noti sono la Solfatara, con le sue fumarole e le vasche di fango bollente (chiusa al pubblico dal 2017), e l’area di Pisciarelli, tra Pozzuoli e il Monte Nuovo, dove l’attività idrotermale è tra le più dinamiche d’Europa.

Per chi vuole vedere da vicino questi paesaggi, il Monte Nuovo, gli Astroni e il lago d’Averno sono i punti migliori: trovi percorsi, sentieri e tour guidati nella nostra guida alle escursioni sul Vesuvio e ai Campi Flegrei.

Un vulcano sorvegliato speciale

I Campi Flegrei sono tra i vulcani più monitorati del pianeta. L’Osservatorio Vesuviano, sezione napoletana dell’INGV, gestisce una rete fitta di strumenti distribuiti su tutta la caldera, con dati trasmessi in tempo reale alle sale operative.

La rete di monitoraggio

Centinaia di sensori misurano ogni parametro: sismografi per i terremoti, GPS e inclinometri per la deformazione del suolo, mareografi per i movimenti rispetto al livello del mare, strumenti per i gas del suolo e delle fumarole. I bollettini settimanali e mensili dell’INGV aggiornano pubblicamente tutti i dati.

Accanto alla scienza c’è la protezione civile: il piano di evacuazione della zona rossa coinvolge circa 500.000 residenti in 18 comuni, con un’organizzazione che prevede il trasferimento in tempi definiti verso le regioni gemellate.

FAQ sui Campi Flegrei

I Campi Flegrei sono un supervulcano?

In senso tecnico, i Campi Flegrei sono una caldera capace di eruzioni di grandissima portata, come l’Ignimbrite Campana di 39.000 anni fa. Il termine “supervulcano” è popolare ma non scientifico: conta il fatto che il sistema può generare eruzioni molto più grandi di un vulcano a cono, e per questo è monitorato con la massima attenzione.

Quando è stata l’ultima eruzione dei Campi Flegrei?

L’ultima eruzione è quella del Monte Nuovo, avvenuta tra il 29 settembre e il 6 ottobre 1538. Da quasi 500 anni la caldera non erutta, ma l’attività sismica e idrotermale è continua.

Il bradisismo è pericoloso?

Il bradisismo in sé è un movimento lento del suolo. Il rischio concreto arriva dai terremoti che lo accompagnano: le scosse, anche di magnitudo media, possono danneggiare gli edifici. Per questo la sorveglianza e la manutenzione sismica degli immobili sono gli strumenti principali di prevenzione. Se vuoi capire quando le crepe sui muri sono un campanello d’allarme, abbiamo dedicato un articolo specifico ai danni del terremoto ai Campi Flegrei.

Si può visitare la Solfatara?

La Solfatara è chiusa al pubblico dal 2017, dopo il tragico incidente di settembre di quell’anno. L’attività vulcanica si può osservare da fuori, mentre il Monte Nuovo, gli Astroni e i laghi di Averno e Lucrino sono regolarmente visitabili.

Quante persone vivono nella zona rossa dei Campi Flegrei?

Nella zona rossa, quella soggetta al piano di evacuazione, vivono circa 500.000 persone in 18 comuni dell’area flegrea, inclusa parte della città di Napoli. È una delle aree vulcaniche attive più densamente abitate del mondo.

I Campi Flegrei non sono solo un rischio da gestire: sono un paesaggio unico, dove la storia millenaria del vulcano si intreccia con quella di una città che ci convive da sempre. Conoscerne la storia vulcanica è il primo passo per abitarla con consapevolezza, tra fumarole, laghi vulcanici e colline nate dal fuoco.


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