Bolle della Malvizza: cosa sono e come visitare i vulcanetti di fango di Montecalvo Irpino

Bolle della Malvizza: cosa sono e come visitare i vulcanetti di fango di Montecalvo Irpino
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Nell’entroterra irpino, tra i Monti Dauni e la valle del Miscano, si nasconde uno dei fenomeni geologici più affascinanti e meno conosciuti della Campania: le Bolle della Malvizza. Situate nel comune di Montecalvo Irpino, in provincia di Avellino, rappresentano il più vasto apparato di vulcanetti di fango dell’intero Appennino meridionale.

Un paesaggio quasi lunare, dove il terreno brulla si apre in piccoli crateri da cui fuoriescono gas e acqua fangosa in un gorgoglio incessante. Un luogo che sembra uscito da un’altra epoca, sospeso tra geologia, leggenda e natura incontaminata.

Cosa sono le Bolle della Malvizza

Le Bolle della Malvizza non sono vulcani in senso classico, bensì salse fredde o vulcanetti di fango (in geologia dette mofete). A differenza dei fenomeni vulcanici veri e propri, queste emissioni hanno origine sedimentaria: giacimenti profondi di idrocarburi gassosi, spinti dalle sollecitazioni tettoniche tipiche dell’area appenninico-adriatica, risalgono verso la superficie attraversando falde acquifere sotterranee.

Il risultato è un gorgogliamento continuo di acqua debolmente salmastra (pH 8) a temperatura ambiente (circa 18 °C) e gas composto per oltre il 90% da metano. La componente solida del fango è costituita per oltre il 95% da argilla illitica, con tracce minime di calcite e quarzo.

I numerosi vulcanetti sono poco elevati anche in condizioni di siccità, mentre assumono forme quasi orizzontali dopo le piogge, quando il dilavamento amplifica la portata del fenomeno e impedisce lo sviluppo della vegetazione. Il sito si trova a un’altitudine di 518 metri sul livello del mare, lungo un pianoro della valle del Miscano.

La leggenda del taverniere maledetto

Come ogni luogo suggestivo che si rispetti, anche le Bolle della Malvizza hanno la loro leggenda. Secondo la tradizione orale, qui viveva un tempo un cattivo taverniere che uccideva i viaggiatori in transito lungo l’antica Via Traianea, depredandoli dei loro beni. Gli dèi, adirati per le mostruosità di cui si era macchiato, lo fecero sprofondare insieme alla sua servitù in una voragine, proprio dove oggi sorgono le Bolle. Si narra che ogni 15 agosto il taverniere faccia ancora udire i suoi lamenti.

Quanto all’origine del nome Malvizza, esistono due teorie: secondo la prima deriverebbe da “mala vizza”, cioè uccello del malaugurio; secondo la seconda da “mala silva”, selva pericolosa. Entrambe sottolineano un elemento di negatività legato al luogo.

Un ecosistema unico al mondo

Nonostante l’apparenza inospitale, le Bolle della Malvizza costituiscono un’interessante nicchia ecologica che ospita microflora e microfauna del tutto peculiari. Risale agli inizi del 2005 la scoperta di una nuova specie di batterio gram-positivo, il Bacillus saliphilus, isolato tra le alghe verdi del sito. Curiosamente, questo batterio mostra un’affinità del 99,9% con un ceppo isolato in un lago di soda della Mongolia Interna e per oltre il 97% con altri due ceppi della Rift Valley in Kenya.

Il sito è stato oggetto di studi scientifici per valutare l’impatto del metano sull’effetto serra globale e per verificare se le variazioni anomale nei livelli di radon possano essere precursori di eventi sismici.

Il tragico evento del 1867

La presenza di metano e gas infiammabili nel sottosuolo della valle del Miscano è ben documentata. Nel 1867 una fuoriuscita di grisù causò una tremenda deflagrazione (innescata dalle torce usate per l’illuminazione) che uccise un’intera squadra di operai intenti alla costruzione della galleria ferroviaria Cristina, presso la stazione di Castelfranco in Miscano, lungo la linea Napoli-Foggia. Un episodio tragico che testimonia la potenza nascosta di questo territorio.

Come arrivare alle Bolle della Malvizza

Le Bolle della Malvizza si trovano lungo la via provinciale che dalla strada statale 90 bis delle Puglie conduce a Castelfranco in Miscano, al confine tra Irpinia e Sannio. Raggiungerle non è difficile ma richiede un piccolo fuoripista:

In auto: dalla SS 90 bis, prendere una stradina non asfaltata che porta direttamente al sito. La strada sterrata può risultare fangosa in caso di pioggia, quindi è consigliabile affrontarla con un’auto adatta o in periodi asciutti.

Da Napoli: circa 100 km percorrendo l’A16 Napoli-Canosa fino al bivio per Ariano Irpino, poi proseguire verso Montecalvo Irpino e Castelfranco in Miscano.

Da Avellino: circa 60 km attraverso la SS 90 bis delle Puglie in direzione di Ariano Irpino.

Cosa sapere prima di andare

Visitare le Bolle della Malvizza non richiede particolari attrezzature, ma qualche accorgimento è utile:

  • Scarpe adatte: il terreno è spesso fangoso, meglio evitare scarpe da città.
  • Periodo consigliato: primavera e autunno, quando il clima è mite. Evitare i periodi di forti piogge perché la strada sterrata diventa difficilmente percorribile.
  • Attenzione alle esalazioni: quando il vento è scarso, le emissioni di gas possono concentrarsi. Non avvicinarsi troppo ai crateri attivi se l’odore di gas è forte.
  • Accesso libero: il sito è liberamente accessibile e non ci sono biglietti d’ingresso.
  • Abbinamento consigliato: approfittate della visita per esplorare Montecalvo Irpino, con il suo centro storico, le case in pietra e la Chiesa Madre dedicata a San Giovanni Battista, o proseguire verso la vicina Castelfranco in Miscano.

FAQ

Le Bolle della Malvizza sono pericolose?
In condizioni normali il sito è sicuro. Tuttavia, in presenza di forti esalazioni è meglio non sostare troppo a lungo e tenersi a distanza dai crateri attivi.

Si possono visitare con i bambini?
Sì, purché si tenga d’occhio l’area fangosa che può essere scivolosa.

Quanto tempo ci vuole per visitarle?
Una mezz’ora è sufficiente per osservare il fenomeno, ma se si abbina una passeggiata nella zona si può tranquillamente trascorrere una mattinata.

C’è un parcheggio?
Non ci sono parcheggi dedicati, ma si può lasciare l’auto ai lati della strada sterrata, senza ostacolare il passaggio.


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