Bando Scoperta imprenditoriale II 2026: 505,8 milioni per ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno, come fare domanda

Scoperta imprenditoriale II: 505,8 milioni per ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno, ecco come fare domanda
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Arrivano nuovi fondi per la ricerca e lo sviluppo nel Mezzogiorno. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha firmato il decreto che dà il via a Scoperta imprenditoriale II, una misura da oltre 505,8 milioni di euro destinata alle imprese di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Ecco cosa prevede, chi può partecipare e come presentare domanda.

Cos’è Scoperta imprenditoriale II

Scoperta imprenditoriale II è un bando del Fondo per la crescita sostenibile, lo strumento con cui il ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) finanzia progetti di innovazione delle aziende. Le risorse disponibili ammontano a 505.801.524,89 euro.

La misura è disciplinata dal decreto ministeriale 19 maggio 2026, mentre il decreto direttoriale 6 agosto 2026 ha fissato termini e modalità per presentare le domande. Il soggetto gestore è Mediocredito Centrale (MCC).

Obiettivo dell’iniziativa: sostenere progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale realizzati nelle regioni meno sviluppate del Paese, cioè Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Ricerca industriale e sviluppo sperimentale: cosa significano

Per capire il bando bisogna partire dai due concetti chiave. La ricerca industriale è la fase in cui si studiano soluzioni nuove: si acquisiscono conoscenze, si progettano prodotti, processi o servizi mai visti prima e si costruiscono prototipi in laboratorio.

Lo sviluppo sperimentale è la fase successiva: si testa il prototipo in condizioni vicine a quelle reali, lo si migliora e lo si prepara al lancio sul mercato. In pratica, la ricerca serve a scoprire, lo sviluppo serve a trasformare la scoperta in un prodotto concreto.

Esempio: un’azienda che lavora a una nuova batteria fa ricerca industriale quando studia i materiali e crea il primo prototipo, sviluppo sperimentale quando verifica autonomia e durata in condizioni d’uso reale. I progetti ammessi devono includere entrambe le attività.

Cosa sono le tecnologie abilitanti (KET) e la SNSI

I progetti devono puntare sulle tecnologie abilitanti fondamentali, le cosiddette KET (Key Enabling Technologies): nanotecnologie, microelettronica, materiali avanzati, biotecnologie, fotonica e manifattura avanzata. Sono le tecnologie su cui si basa l’innovazione di quasi tutti i settori.

I progetti devono essere coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente (SNSI), la mappa delle aree tecnologiche su cui l’Italia ha deciso di concentrare gli investimenti in ricerca. Si può partecipare anche con progetti che vanno oltre le aree previste, proponendo nuove traiettorie tecnologiche.

Questo meccanismo si chiama scoperta imprenditoriale: lo Stato ascolta le idee delle imprese e aggiorna la strategia nazionale in base a ciò che arriva dal territorio. Da qui il nome del bando.

Chi può fare domanda

Possono partecipare le imprese di qualsiasi dimensione che svolgono attività industriali, agroindustriali o artigiane di produzione, e i centri di ricerca. Requisito di base: avere almeno due bilanci approvati alla data della domanda (per imprese individuali e società di persone bastano due dichiarazioni dei redditi).

Possono entrare nel progetto anche altri soggetti: organismi di ricerca (università, centri, istituti), imprese agricole e imprese di servizi all’industria, ma solo come co-proponenti.

Attenzione alle dimensioni, perché cambiano le regole:

  • PMI (piccole e medie imprese) e piccole imprese a media capitalizzazione (fino a 499 dipendenti): possono presentare domanda anche da sole.
  • Grandi imprese: solo in forma congiunta con altri soggetti, mai da sole. Possono comunque fare da capofila.
  • Organismi di ricerca: mai da soli e mai capofila, solo come co-proponenti di un progetto congiunto.

Requisiti e regole del progetto

Il progetto deve essere realizzato in una o più unità locali situate nelle sette regioni del Mezzogiorno. Non conta dove ha sede legale l’azienda: contano i luoghi in cui si svolge davvero il lavoro di ricerca.

I paletti principali sono:

  • spese e costi ammissibili tra 1 milione e 5 milioni di euro;
  • durata del progetto tra 18 e 36 mesi;
  • avvio delle attività dopo la presentazione della domanda e comunque entro 3 mesi dalla concessione;
  • regime di contabilità ordinaria;
  • niente procedure concorsuali non ancora omologate (come il concordato preventivo);
  • non essere un’impresa in difficoltà secondo le regole europee.

Ogni soggetto può presentare una sola domanda. Per gli organismi di ricerca c’è una possibilità in più: possono partecipare a più progetti attraverso istituti, dipartimenti o unità organizzative diverse, ciascuna però in un solo progetto.

La collaborazione è obbligatoria

Il bando vuole progetti collaborativi, e le regole lo impongono in due modi alternativi.

Primo modo: un progetto congiunto, con un massimo di 3 soggetti proponenti (capofila compreso), di cui almeno una PMI. Ogni partner deve sostenere almeno il 10% dei costi e i soggetti devono collaborare con un contratto di rete o altre forme come consorzio, ATS o RTI.

Secondo modo: una singola PMI (o piccola impresa a media capitalizzazione) che affida a soggetti esterni e indipendenti servizi di ricerca, consulenza alla ricerca o ricerca contrattuale per almeno il 10% dei costi totali del progetto.

Quanto si può ottenere

Le agevolazioni combinano due strumenti che arrivano insieme, non si può scegliere solo uno:

  • finanziamento agevolato pari al 40% dei costi ammissibili, con tasso ridotto dell’80% e durata fino a 8 anni;
  • contributo a fondo perduto (che non va restituito) pari al 40% per le piccole imprese, 35% per le medie e 30% per le grandi.

Gli organismi di ricerca ricevono solo il contributo a fondo perduto: 60% per la ricerca industriale e 40% per lo sviluppo sperimentale.

Inoltre, il 60% delle risorse è riservato a progetti presentati da PMI e reti di imprese, e dentro questa riserva una sottoriserva del 25% è destinata alle micro e piccole imprese.

Le spese ammissibili

Si possono finanziare i costi sostenuti nelle unità produttive coinvolte nel progetto: personale tecnico e di ricerca, consulenze e servizi di ricerca affidati con contratti o lettere di incarico, ricerca contrattuale e realizzazione di prototipi e prodotti pilota.

Le spese devono rispettare il principio DNSH (non arrecare danni significativi all’ambiente) e le fatture devono riportare il CUP, il codice unico di progetto. Non sono ammesse spese di unità produttive diverse da quelle in cui si svolge il progetto.

Come fare domanda

Le domande si presentano sulla piattaforma informatica del Fondo per la crescita sostenibile, all’indirizzo fondocrescitasostenibile.mcc.it.

Il calendario è già definito:

  • 24 settembre 2026: si apre la fase di precompilazione della domanda;
  • 7 ottobre 2026, ore 10:00: si apre lo sportello per l’invio delle istanze.

La procedura è valutativa a sportello: le domande vengono esaminate in ordine cronologico giornaliero, e quelle arrivate lo stesso giorno sono considerate presentate nello stesso istante. Se i fondi non bastano per tutte, si forma una graduatoria in base al punteggio di solidità economico-finanziaria dell’impresa; a parità di punteggio vince il progetto con il costo più basso.

Alla domanda vanno allegati diversi documenti: il piano di sviluppo, le dichiarazioni sostitutive sui dati contabili e sull’antiriciclaggio, il contratto di collaborazione (per i progetti congiunti) e la marca da bollo da 16 euro, da annullare e conservare in originale.

FAQ: le domande più frequenti

Una startup senza bilanci può partecipare? No. Servono almeno due bilanci approvati oppure, per imprese individuali e società di persone, due dichiarazioni dei redditi. Le imprese di nuova costituzione possono partecipare solo se rispettano i criteri di solidità economico-finanziaria.

Una grande impresa può fare domanda da sola? No. Le grandi imprese possono partecipare solo a progetti congiunti, anche come capofila, purché ci sia almeno una PMI tra i proponenti.

Si può presentare più di una domanda? No, una sola per soggetto. Fanno eccezione gli organismi di ricerca, che possono partecipare a più progetti tramite dipartimenti o unità organizzative diverse.

Il finanziamento è cumulabile con altri bonus? No per gli aiuti di Stato sulle stesse spese: il cumulo non è ammesso, nemmeno con aiuti de minimis o crediti d’imposta qualificabili come aiuti di Stato.

Quando si può avviare il progetto? Dopo la presentazione della domanda e comunque entro 3 mesi dalla concessione delle agevolazioni.

Chi valuta le domande? Il soggetto gestore, Mediocredito Centrale, in ordine cronologico; il ministero interviene per la graduatoria quando le risorse del giorno non bastano.

Contatti utili

Per informazioni sulla presentazione dei progetti è attiva la casella info_domandefcs@mcc.it. Per questioni su attuazione e rendicontazione c’è info_fcs@mcc.it, mentre per i dubbi normativi risponde il MIMIT all’indirizzo INFO_RS-FCS@mise.gov.it.

Tutti i documenti ufficiali sono pubblicati sul sito del ministero, nella pagina dedicata a Scoperta imprenditoriale II: decreto ministeriale, decreto direttoriale con gli allegati e le FAQ. Per le imprese campane che vogliono investire in innovazione, la finestra utile per preparare la documentazione è quella tra il 24 settembre e il 7 ottobre 2026.


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