Attentato a Ranucci, Lavitola resta in carcere: il gip respinge i domiciliari
Immagine realizzata con IA
Valter Lavitola resta in carcere. Lo ha deciso il gip di Roma, che ha respinto l’istanza presentata dal difensore, l’avvocato Sergio Cola, al termine dell’interrogatorio di garanzia in cui l’ex editore ha ammesso di essere il mandante dell’attentato contro il conduttore di Report Sigfrido Ranucci.
Sulla richiesta di arresti domiciliari i pm della Procura di Roma, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, avevano dato parere negativo.
L’imprenditore ha spiegato di aver agito “perché era in pericolo, era minacciato”, un attacco “per il suo bene, per fargli alzare i livelli di protezione”. Una versione con molti aspetti ancora da chiarire, sui quali la Procura farà i necessari approfondimenti.
La versione di Lavitola
Nel corso dell’interrogatorio Lavitola ha specificato che non esiste alcun movente politico dietro l’azione del 16 ottobre 2025, quando un ordigno rudimentale esplose davanti alla villetta del giornalista a Pomezia.
“Ho fatto tutto ciò per tutelare la incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo, e fargli innalzare la scorta”, avrebbe riferito l’indagato secondo il legale Cola. Un’azione, quindi, “a fin di bene”.
Dalle dichiarazioni emerge anche un altro dettaglio: Lavitola avrebbe commissionato agli autori materiali un’azione con “diverse modalità” rispetto a quella poi realizzata. Non un ordigno, ma “quattro o cinque colpi di pistola verso il muro” della villetta del conduttore. Dopo il blitz dinamitardo di ottobre, l’indagato non avrebbe comunque avuto nulla da ridire, ritenendo lo scoppio dell’ordigno rudimentale di “valore dimostrativo”.
Le parole del legale di Ranucci
Una versione che “lascia sgomenti” e che “conferma il delirante teatro della follia“, è stato il commento del legale del giornalista, l’avvocato Roberto De Vita.
De Vita ha ricordato che Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2021 e che la sua popolarità è già da tempo “elevatissima”. “Se il movente è quello, si colloca tra l’inutile e il rassicurante. Ovviamente un conto è la confessione, altro la valutazione della credibilità” di Lavitola.
Prossimi passi dell’indagine
Ora il verbale sarà analizzato dai pm coordinati dal procuratore Lo Voi. Ranucci resta parte offesa, ma alla luce delle dichiarazioni dell’imprenditore non è escluso che nelle prossime settimane possa essere convocato nuovamente in Procura.
Al termine dell’analisi del cellulare e del pc di Lavitola, gli inquirenti potrebbero ascoltare Ranucci come persona informata sui fatti. L’attività tecnica sui device durerà alcune settimane e una eventuale audizione potrebbe essere calendarizzata non prima di settembre.
Intanto gli avvocati della banda hanno incontrato i loro assistiti in carcere: i quattro autori materiali potrebbero chiedere a breve di essere nuovamente ascoltati dai titolari dell’indagine.
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