C’è alcol nelle birre analcoliche?

C'è alcol nelle birre analcoliche?
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Sulla confezione di una birra c’è scritto “analcolica”, ma dentro c’è comunque un po’ di alcol? Dipende da cosa dice l’etichetta: “zero” e “analcolica”, infatti, non sono sinonimi. Ecco come funziona, quanto alcol possono contenere e perché la distinzione è importante per alcune categorie di consumatori.

Analcolica e zero, la differenza

Quando una birra è del tutto priva di alcol, di solito l’azienda lo scrive in etichetta con la dicitura “0.0%”. Si tratta di un prodotto ottenuto con un processo più complicato e costoso, che prevede la dealcolizzazione della birra normale e il recupero degli aromi del luppolo persi nel trattamento.

La semplice “analcolica”, invece, può contenere tracce di alcol entro una soglia minima variabile. Tra i consumatori è cresciuta la richiesta di maggiore chiarezza sulle etichette, ritenute spesso ambigue se non ingannevoli.

Quanto alcol può esserci in una analcolica

Le definizioni sono stabilite per legge e cambiano da paese a paese. In Italia è considerata alcolica qualsiasi bevanda sopra l’1,2 per cento: di conseguenza si può chiamare “analcolica” una birra che arriva fino a questa soglia, più alta dello 0,5 per cento raccomandato dalla Commissione europea e usato in gran parte dei paesi dell’Unione e negli Stati Uniti.

Con la scritta “0.0%” la bevanda non contiene invece alcuna traccia di alcol: è il caso di molte tra le birre più vendute, come Heineken, Peroni Nastro Azzurro, Moretti, Corona e Guinness.

Perché la questione non è secondaria

La discussione è molto partecipata tra chi non può o non vuole assumere alcol. Il simbolo che indica il divieto di alcol in gravidanza, per esempio, compare sulle etichette sia delle bevande alcoliche sia di quelle analcoliche con contenuto minimo di alcol. Il tema interessa anche chi ha subito un trapianto di organi, in particolare di fegato, e chi in generale vuole evitare del tutto l’alcol, considerati i rischi noti per la salute: secondo gli esperti nessuna quantità di alcol è sicura.

Alcuni produttori hanno già ridotto la gradazione delle loro analcoliche portando la soglia di riferimento da 0,4 a 0,0 per cento. Nel 2021 una consumatrice della Louisiana aveva fatto causa a Heineken USA sostenendo che la versione “0.0%” non fosse del tutto priva di alcol, con una causa chiusa con un accordo nel 2022: l’azienda si era difesa ricordando che tracce minime di alcol si trovano o si formano anche in alimenti comuni come pane, succhi di frutta e banane molto mature.

Il mercato delle birre analcoliche

In Italia il consumo di birra è in calo dal 2022 e nel 2025 è sceso di un altro 2,5 per cento secondo il rapporto Assobirra. Unico dato in controtendenza, la quota delle analcoliche, che tra il 2024 e il 2025 è quasi raddoppiata passando dal 2,1 al 3,9 per cento. La stessa tendenza si registra in Europa e negli Stati Uniti, dove la birra tradizionale cala o stagna mentre quella analcolica cresce da anni. Per chi vuole scoprire il mondo della birra artigianale c’è anche il Campania Beer Expo al MANN.

Le birre analcoliche contengono alcol?

Le birre etichettate semplicemente “analcoliche” possono contenere tracce di alcol entro una soglia che in Italia arriva fino all’1,2 per cento. Quelle con la scritta “0.0%” sono del tutto prive di alcol.

Qual è la differenza tra 0.0 e analcolica?

“0.0%” indica una birra senza alcuna traccia di alcol, ottenuta con un processo di dealcolizzazione più costoso. “Analcolica” può invece contenere una piccola quantità di alcol entro i limiti di legge.

Che limite usa l’Italia?

In Italia è alcolica una bevanda sopra l’1,2 per cento. La Commissione europea raccomanda invece la soglia dello 0,5 per cento, adottata in gran parte dei paesi Ue e negli Stati Uniti.

Chi deve fare più attenzione?

Oltre a chi vuole evitare del tutto l’alcol, la questione riguarda le donne in gravidanza e le persone che hanno subito un trapianto di organi, per le quali è importante conoscere l’eventuale presenza anche minima di alcol.


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