Addio a Riccardo Siano, il fotoreporter che ha raccontato Napoli con cronaca e umanità

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È morto Riccardo Siano, storico fotoreporter di Repubblica Napoli e una delle firme fotografiche più riconoscibili del giornalismo napoletano. Aveva 61 anni ed era malato da tempo. Per oltre quarant’anni ha seguito fatti di cronaca, trasformazioni urbane, momenti pubblici e storie della città, portando nelle redazioni non solo immagini, ma uno sguardo capace di tenere insieme precisione, sensibilità e presenza sul campo.

I funerali si terranno domenica 10 maggio alle 18 nella chiesa di San Ferdinando, in piazza Trieste e Trento a Napoli. La notizia ha colpito profondamente colleghi, fotografi, giornalisti e istituzioni, perché Siano non era soltanto un professionista stimato, ma una presenza quotidiana della cronaca cittadina, legata a Repubblica dal 1990 e a una tradizione familiare costruita intorno al fotogiornalismo.

Chi era Riccardo Siano e perché Napoli lo ricorda oggi?

Riccardo Siano era uno dei fotoreporter più importanti della scena napoletana, conosciuto per il lungo lavoro con Repubblica Napoli e per una carriera cominciata molto presto, dentro una famiglia già legata alla fotografia giornalistica. Nato il 3 agosto 1964, aveva 61 anni ed è morto dopo una lunga malattia, assistito dai familiari più vicini, tra cui la moglie Rosita, il figlio Mariano e il fratello Sergio.

La sua figura viene ricordata perché ha attraversato decenni di cronaca cittadina con la macchina fotografica sempre pronta, seguendo eventi, emergenze, tensioni sociali, luoghi istituzionali e scene quotidiane. Il suo lavoro non si limitava a documentare un fatto: provava a restituire la temperatura umana della città, senza perdere il rigore richiesto dal giornalismo.

Nel racconto dei colleghi torna spesso un elemento: Siano arrivava sui luoghi della notizia con naturalezza, senza nascondere il proprio ruolo e senza spettacolarizzare la presenza. Era riconoscibile, diretto, rispettoso. Proprio tale modo di stare dentro la cronaca lo ha reso una figura familiare per chi, a Napoli, ha lavorato per anni tra giornali, agenzie, conferenze stampa, strade, tribunali, manifestazioni e scene di emergenza.

Qual è stato il suo percorso nel fotogiornalismo?

Riccardo Siano ha iniziato giovanissimo a Foto Sud, l’agenzia giornalistica fondata dal padre Mario Siano, lavorando insieme al fratello Sergio e raccogliendo una tradizione familiare già radicata nel racconto fotografico della città. Da lì è passato all’agenzia giornalistica Rotopress, ha collaborato con Il Giornale di Napoli e, dal 1990, è diventato il fotografo ufficiale di Repubblica Napoli.

Il dato biografico racconta molto del suo modo di intendere il mestiere: Siano non è nato professionalmente in una stagione dominata dagli scatti occasionali o dalla fotografia veloce dei social, ma dentro un’idea di fotogiornalismo fatta di attesa, presenza fisica, conoscenza del territorio e capacità di arrivare sul posto quando la notizia stava ancora accadendo.

La sua carriera è legata a oltre quarant’anni di cronaca napoletana, periodo in cui la città è stata al centro di vicende capaci di superare i confini locali e finire anche sulle pagine nazionali e internazionali. In tale percorso, il fotografo non è stato un semplice accompagnatore del giornalista, ma un autore visivo capace di firmare reportage e servizi con immagini riconoscibili.

Perché i colleghi lo consideravano un maestro

I colleghi ricordano Riccardo Siano come un maestro perché univa talento, esperienza e dedizione, qualità che nel fotogiornalismo non coincidono mai con la sola capacità tecnica. Il fotografo Ciro Fusco lo ha descritto come parte della “seconda famiglia” dei fotoreporter napoletani, testimoni oculari di fatti belli e brutti della città, chiamati a raccontare senza filtri ciò che accade.

Nel suo ricordo emerge un tratto essenziale: Siano arrivava spesso prima degli altri, con la macchina già al collo, anche nei luoghi meno semplici, senza nascondersi e senza forzare la scena. Le sue immagini venivano definite mai banali, mai scontate, spesso più calde perché nate da una presenza tempestiva e da un istinto allenato.

Essere maestro, nel suo caso, significava mostrare ai più giovani quanto lavoro ci sia dietro uno scatto riuscito: non solo bellezza dell’immagine, ma fatica, rischio, pazienza, competenza e capacità di capire quando un fatto sta per rivelarsi. È un insegnamento concreto, quasi artigianale, che passa meno dalle frasi solenni e più dal modo in cui si sta sulla notizia.

Da dove nasceva il soprannome “Mister Gadget”?

Il soprannome “Mister Gadget” racconta la curiosità tecnica di Riccardo Siano, sempre attento a strumenti, soluzioni e nuove tecnologie utili al lavoro fotografico. Nel ricordo dei colleghi viene descritto come il primo a testare, confrontarsi e sperimentare, fino all’uso del drone, che avrebbe aggiunto un ulteriore punto di vista a una mano già riconosciuta come sicura.

Il dettaglio è importante perché aiuta a evitare un’immagine nostalgica e ferma del fotoreporter. Siano apparteneva a una generazione formatasi su un mestiere fisico, fatto di strade, scooter, agenzie e redazioni, ma non per questo restava chiuso al cambiamento. Al contrario, cercava strumenti nuovi per continuare a raccontare meglio.

Il suo rapporto con la tecnologia non era moda, ma funzione giornalistica: ogni mezzo aveva senso se permetteva di vedere di più, arrivare meglio, raccontare con maggiore efficacia una porzione di realtà. In un settore trasformato dalle immagini digitali, dagli smartphone e dalla velocità delle piattaforme, tale attitudine mostra un professionista capace di evolversi senza perdere il nucleo del mestiere.

Che cosa ha raccontato Riccardo Siano attraverso le sue foto?

Riccardo Siano ha raccontato Napoli nei suoi fatti di cronaca, nei suoi drammi, nei suoi volti e nelle sue trasformazioni, seguendo per decenni le principali vicende cittadine. Le fonti lo ricordano come un fotoreporter capace di coniugare cronaca e umanità, formula che, nel suo caso, non suona come un omaggio generico, perché descrive un modo preciso di usare la macchina fotografica.

Raccontare Napoli con le immagini significa attraversare contraddizioni, bellezza, conflitti, dolore pubblico, vita istituzionale, quartieri, periferie, centro, lavoro, emergenze e momenti collettivi. Un fotoreporter non sceglie sempre cosa vedrà, ma sceglie come guardarlo, e da tale scelta nasce la differenza tra una foto solo corretta e una foto che resta.

Nei ricordi dei colleghi, le immagini di Siano avevano una qualità non scontata: riuscivano a essere dentro il fatto senza diventare invadenti, cercando l’attimo decisivo ma anche il senso umano di ciò che veniva documentato. Per tale ragione la sua morte riguarda non solo una redazione, ma un pezzo della memoria visiva della città.

Quando e dove si terranno i funerali?

I funerali di Riccardo Siano si terranno domenica 10 maggio alle 18 nella chiesa di San Ferdinando, in piazza Trieste e Trento a Napoli. L’informazione è stata diffusa insieme alla notizia della sua morte ed è il riferimento principale per colleghi, amici, familiari e persone che vorranno portare un ultimo saluto al fotoreporter.

La scelta di indicare con precisione luogo e orario è utile perché, in casi simili, molti lettori cercano soprattutto informazioni pratiche: quando si svolge la cerimonia, dove si trova la chiesa, a che ora arrivare. La chiesa di San Ferdinando si trova in uno dei punti centrali della città, a pochi passi da luoghi simbolici della vita pubblica napoletana.

Per chi vuole partecipare, il dato da ricordare è semplice: l’ultimo saluto a Riccardo Siano è previsto domenica 10 maggio alle ore 18, nella chiesa di San Ferdinando in piazza Trieste e Trento. Ogni altra informazione va ricondotta alle comunicazioni della famiglia e della redazione.

Quali reazioni sono arrivate dopo la sua morte?

La morte di Riccardo Siano ha suscitato cordoglio nel mondo del giornalismo, tra colleghi fotografi, redazioni, sindacati e rappresentanti istituzionali. Il Sindacato unitario giornalisti della Campania lo ha ricordato come straordinario fotoreporter e collega di grande valore umano e professionale, sottolineando il suo lungo racconto della città attraverso drammi, trasformazioni e umanità.

Accanto alle parole istituzionali, i ricordi più forti arrivano dai colleghi che hanno condiviso con lui il lavoro sul campo. Ciro Fusco, Stefano Renna, Gigi Di Fiore e altri professionisti hanno restituito frammenti diversi: il collega sempre presente, l’amico di poche parole, il fotografo capace di arrivare nel momento giusto, il maestro da studiare attraverso gli scatti.

Il cordoglio intorno a Siano dimostra che il fotogiornalismo non è solo produzione di immagini, ma costruzione di fiducia tra chi racconta, chi scrive, chi fotografa e chi vive i fatti della città. Quando muore un fotografo così legato alla cronaca, si perde anche una parte dello sguardo collettivo con cui una comunità ha imparato a riconoscersi.

Perché la sua scomparsa pesa sul giornalismo napoletano?

La scomparsa di Riccardo Siano pesa perché il fotogiornalismo napoletano perde un professionista che ha attraversato il mestiere prima e dopo la rivoluzione digitale, mantenendo una continuità rara tra formazione artigianale, lavoro di agenzia, redazione quotidiana e sperimentazione tecnologica. In un’epoca in cui tutti producono immagini, figure come la sua ricordano che fotografare una notizia è un’altra cosa.

Il fotoreporter deve sapere dove andare, come muoversi, quando scattare, che cosa non mostrare, quale distanza tenere e quale responsabilità assumersi davanti a persone, dolore, conflitti o momenti pubblici. Siano ha vissuto tale responsabilità per decenni, dentro una città che non concede scorciatoie a chi la racconta senza conoscerla.

Il vuoto lasciato da Riccardo Siano non riguarda soltanto una firma, ma un metodo: presenza, rispetto, prontezza, sguardo e capacità di restituire Napoli senza ridurla a stereotipo. Per chi verrà dopo, il modo più serio di ricordarlo sarà guardare le sue fotografie non come immagini del passato, ma come lezioni di mestiere.

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