A Napoli rischiano di sparire i Sanitari delle Unità di Strada
Non tutti lo sanno, ma anche a Napoli ci sono medici, infermieri e operatori socio-sanitari che ogni giorno lavorano direttamente nei quartieri, in strada, accanto alle persone più fragili. Sono le unità di strada, équipe sanitarie che portano assistenza e interventi socio-sanitari nei luoghi dove spesso i servizi tradizionali non riescono ad arrivare.
Nel tempo la presenza di queste squadre ha permesso di intercettare situazioni di forte fragilità e bisogni sanitari che altrimenti resterebbero invisibili, grazie alla collaborazione tra istituzioni pubbliche e organizzazioni del terzo settore. Un lavoro costruito negli anni che ha portato la sanità direttamente nei territori e nei contesti più complessi della città.
Oggi però questo servizio rischia di fermarsi. Il rischio nasce da una decisione dell’ASL Napoli 1, che ha deliberato l’interruzione della nuova gara d’appalto per questi servizi, prorogando l’affidamento attuale solo fino ad agosto. Senza una soluzione stabile, le unità di strada rischiano di fermarsi. Significherebbe perdere un presidio sanitario che opera ogni giorno nei quartieri, accanto a persone che spesso non riescono ad accedere ai percorsi sanitari ordinari.
Per questo è stata lanciata una petizione pubblica che chiede di proteggere il modello integrato tra istituzioni pubbliche e terzo settore e ripristinare le unità di strada, affinché medici, infermieri e operatori possano continuare a lavorare sul territorio.

Cosa fanno concretamente le unità di strada?
Le unità di strada intervengono nei luoghi dove vivono o si trovano persone che spesso restano fuori dal sistema sanitario. Parliamo soprattutto di persone senza dimora, persone con dipendenze, migranti in condizioni di vulnerabilità e cittadini che vivono situazioni di forte marginalità. In molti casi si tratta di persone che non hanno un medico di riferimento e non entrano mai in contatto con ambulatori o ospedali.
Durante gli interventi in strada, medici, infermieri e operatori socio-sanitari svolgono attività sanitarie molto concrete: medicano ferite, controllano infezioni, monitorano le condizioni di salute e distribuiscono materiale sanitario. Spesso il primo intervento consiste nel individuare problemi sanitari che da tempo non ricevono alcuna attenzione medica.
Un ruolo fondamentale per evitare la nascita di epidemie dal basso
Il lavoro delle unità di strada ha anche un effetto importante per la salute pubblica. Intervenire su persone che restano fuori dal sistema sanitario significa prevenire la diffusione di infezioni, malattie e situazioni sanitarie che potrebbero trasformarsi in focolai difficili da intercettare. Senza un contatto diretto sul territorio, molte condizioni di salute resterebbero invisibili al sistema sanitario.
Le unità di strada hanno un ruolo attivo anche di supporto agli abbandonati
Una parte fondamentale del lavoro riguarda poi l’accompagnamento ai servizi sanitari. Gli operatori aiutano le persone a prenotare visite, orientarsi tra ambulatori e strutture pubbliche e iniziare percorsi di cura, soprattutto quando la condizione sociale rende difficile affrontare da soli il sistema sanitario.
Tra gli interventi più frequenti delle unità di strada ci sono:
- assistenza sanitaria di base e medicazioni sul posto
- monitoraggio delle condizioni di salute
- attività di prevenzione sanitaria
- distribuzione di materiale sanitario
- accompagnamento verso ambulatori e servizi pubblici
Proprio grazie a questa presenza nei quartieri, le unità di strada riescono a intercettare problemi sanitari prima che diventino emergenze, proteggendo non solo le persone più fragili ma l’intera comunità.
Che cos’è e perché va preservato il modello integrato tra pubblico e terzo settore nella sanità
Le unità di strada a Napoli esistono grazie a un modello integrato tra sanità pubblica e terzo settore. Il sistema sanitario pubblico definisce gli interventi, finanzia i servizi e ne garantisce il coordinamento. Le organizzazioni del terzo settore mettono invece in campo operatori, competenze e presenza quotidiana nei territori, lavorando direttamente nei quartieri e nei contesti più difficili della città.
Questo modello ha permesso negli anni di costruire servizi sanitari che non restano chiusi dentro strutture e ambulatori, ma che riescono a raggiungere anche chi vive fuori dai percorsi tradizionali di cura. Proprio grazie alla collaborazione tra pubblico e realtà sociali è stato possibile organizzare unità di strada capaci di intervenire rapidamente, costruire relazioni con le persone più fragili e accompagnarle verso i servizi sanitari.
Il modello integrato funziona proprio perché unisce responsabilità pubblica e capacità operativa sul territorio. Il sistema sanitario mantiene la regia degli interventi, mentre il terzo settore garantisce flessibilità, presenza costante e conoscenza diretta dei contesti sociali più complessi.
Perdere questo equilibrio significherebbe indebolire un sistema che negli anni ha permesso di intercettare bisogni sanitari che altrimenti resterebbero invisibili. Non si tratta solo di organizzazione dei servizi: in gioco c’è la possibilità di continuare a portare sanità pubblica anche nei luoghi dove il sistema sanitario fatica ad arrivare.
Una petizione per chiedere il ripristino delle unità di strada
Per evitare che questo sistema venga interrotto è stata lanciata una petizione pubblica che chiede di proteggere il modello integrato tra sanità pubblica e terzo settore e garantire la continuità delle unità di strada a Napoli. L’obiettivo è chiaro: permettere ai sanitari che lavorano nei quartieri di continuare a svolgere interventi che negli anni hanno rappresentato un punto di riferimento per molte situazioni di fragilità.
Il rischio, in assenza di decisioni chiare da parte delle istituzioni, è quello di perdere un servizio sanitario che opera direttamente sul territorio, proprio nei contesti dove il sistema sanitario tradizionale fatica ad arrivare. Le unità di strada non rappresentano soltanto un intervento sociale, ma anche uno strumento di prevenzione sanitaria e di tutela della salute pubblica.
Attraverso la petizione i promotori chiedono alle istituzioni competenti di garantire la continuità del servizio e preservare il modello di collaborazione tra pubblico e terzo settore che negli anni ha reso possibile questo tipo di interventi.
Firmare la petizione significa sostenere la continuità delle unità di strada e difendere un presidio sanitario che lavora ogni giorno nei quartieri della città.