Vaiolo delle scimmie in Campania: quanti casi positivi, come ci si contagia e come si cura

Pubblicato 
martedì, 26/07/2022
Di
Fabiana Bianchi
Test per il vaiolo delle scimmie

Da diversi mesi, come sappiamo, si stanno diffondendo nel mondo diversi casi umani di vaiolo delle scimmie, anche se i numeri naturalmente non sono quelli della pandemia da Covid e neanche si può parlare di pandemia in questo caso.

Anche in Campania sono stati accertati alcuni casi, ma la situazione non è preoccupante al momento, anche se va segnalato che l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) lo ha dichiarato un’emergenza sanitaria globale. Una sola famiglia è in isolamento nella nostra Regione, ma vedremo fra poco quali sono tutti i dettagli di questa malattia in Campania.

Spieghiamo prima, per chi non lo sapesse, di cosa stiamo parlando.

Cos’è il vaiolo delle scimmie

Il vaiolo delle scimmie o Moneypox è una malattia infettiva provocata da un Orthopoxvirus, un virus che somiglia a quello che provoca il vaiolo umano e quello bovino, ma è meno diffusivo e grave.

Il vaiolo umano è stato dichiarato eradicato nel 1980, ma quello delle scimmie esiste ancora in forma endemica in alcuni paesi dell’Africa Occidentale e Centrale. Può contagiare l’uomo tramite il contatto con animali infetti.

La situazione in Campania

Attualmente, ad oggi fine luglio 2022, in Campania ci sono solo 4 casi accertati secondo il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità ed una famiglia di Caivano è in isolamento poiché un membro del nucleo è risultato positivo. Dunque tutti i familiari sono tenuti sotto osservazione.

Il primo caso riscontrato in Campania c’è stato il 15 giugno e ad oggi i casi sono solo 3, quindi la situazione è abbondantemente sotto controllo rispetto ad altre Regioni come la Lombardia dove ci sono 191 casi.

Questo primo caso regionale è stato riscontrato a Pozzuoli e si è trattato di un uomo di 40 anni. A fine luglio, invece, un terzo caso è stato riscontrato nella base militare Nato di Gricignano d’Aversa in un individuo che nei giorni scorsi aveva viaggiato in Africa.

In nessuno di questi casi, però, ci sono state complicazioni, fortunatamente.

Come si trasmette il vaiolo delle scimmie

Come accennato, ci si contagia con il vaiolo delle scimmie attraverso il contatto con animali infetti, scimmie o piccoli roditori. I casi sono i seguenti:

  • attraverso la saliva dell’animale (ad esempio con un morso);
  • attraverso i fluidi corporei, come il sangue;
  • attraverso il contatto diretto, ad esempio carne infetta, in genere illegale.

Invece, il contatto da uomo a uomo non avviene facilmente, ma accade in questo modo secondo l’Istituto Superiore di Sanità:

  • tramite il contatto con materiale infetto che proviene dal lesioni cutanee o con oggetti contaminati come lenzuola e vestiti;
  • con il contatto prolungato faccia a faccia, quindi tramite droplet respiratori;
  • attualmente si ritiene che il contagio possa essere avvenuto con rapporti intimi.

Quali sono i sintomi del vaiolo delle scimmie

Secondo quanto dichiarato dall’Istituto Superiore di Sanità, i sintomi sono:

  • febbre;
  • dolori muscolari;
  • cefalea;
  • rigonfiamento dei linfonodi;
  • stanchezza;
  • vescicole, pustole, piccole croste.

Come si cura il vaiolo delle scimmie

Si guarisce dalla malattia spontaneamente entro 2-4 settimane dal contagio, riposando adeguatamente e senza iniziare terapie precise. Se necessario, secondo quanto valutato da un medico, si può iniziare una terapia con antivirali, ma finora il decorso è sempre stato benigno.

Bisogna in ogni caso tutelare la popolazione fragile, come immunodepressi, bambini e donne in gravidanza, perché potrebbero contrarre la malattia in modo grave.

Esistono i vaccini contro il vaiolo delle scimmie?

Esiste da anni il vaccino contro il vaiolo umano, che sembra adatto anche per combattere il vaiolo delle scimmie.

Sempre secondo l’Istituto Superiore di Sanità, probabilmente chi è stato vaccinato contro il vaiolo fino al 1981 (anno in cui la vaccinazione è stata abolita) è a minor rischio di infezione. Attualmente non viene raccomandata la vaccinazione, ma quella post-esposizione si potrebbe ricevere idealmente entro quattro giorni dall’esposizione e la si può prendere in considerazione per coloro che sono a rischio contatto più alto come per gli operatori sanitari e il personale di laboratorio.

I casi in Italia e in Euorpa

Come detto, la situazione è sotto controllo, nonostante l’OMS abbia dichiarato l’emergenza sanitaria globale. Al 26 luglio, in Italia ci sono 426 casi e solo in 129 casi si è trattato di persone che hanno viaggiato all’estero.

Nel resto d’Europa, invece, i casi sono più di 10000 ed alcuni Governi, in base al numero di positivi, stanno valutando di dichiarare l’emergenza nazionale.

Fonte foto: Cnbc

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