Terremoti in Giappone: i più potenti degli ultimi 50 anni e cosa l’Italia dovrebbe imparare
Il Giappone è il paese più sismico del mondo. Il 28 luglio 2026, una scossa di magnitudo 7,1 ha colpito Kumamoto, riportando l’attenzione sulla capacità nipponica di convivere con i terremoti. Ecco i più potenti degli ultimi 50 anni, come reagisce il popolo giapponese, quali norme regolano l’edilizia antisismica e cosa l’Italia può imparare.
La cronologia dei grandi terremoti giapponesi (1976-2026)
Negli ultimi 50 anni, il Giappone è stato colpito da eventi sismici di proporzioni catastrofiche. Ogni terremoto ha rappresentato un punto di svolta, spingendo il paese a migliorare le proprie infrastrutture e la preparazione della popolazione.
Terremoto di Kobe (1995) – Mw 6,8
Il 17 gennaio 1995, alle 5:46 del mattino, un terremoto di magnitudo momento 6,8 colpì la città di Kobe e la regione del Kansai. Con ipocentro a soli 16 km di profondità, la scossa durò circa 20 secondi e causò 6.434 vittime. Fu il primo terremoto a raggiungere il livello 7 della scala Shindo giapponese.
Conseguenze: oltre 300.000 sfollati, 200.000 edifici distrutti, 1 km di autostrada sopraelevata crollata, 120 dei 150 moli del porto di Kobe resi inagibili. I danni economici furono stimati in circa 10.000 miliardi di yen (oltre 100 miliardi di dollari), pari al 2,5% del PIL giapponese.
Terremoto del Tōhoku (2011) – Mw 9,1
L’11 marzo 2011 si verificò il terremoto più potente mai registrato in Giappone e il quarto al mondo dal 1900. Con magnitudo momento 9,1 e una durata di circa 6 minuti, generò uno tsunami con onde fino a 40,5 metri a Miyako.
Conseguenze: 19.759 morti accertati, 2.553 dispersi, 6.242 feriti. Lo tsunami provocò il disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi, con tre reattori in meltdown. Fu il disastro più costoso della storia, con danni stimati in oltre 235 miliardi di dollari.
Terremoto di Kumamoto (2016) – M 7,3
Nell’aprile 2016, una sequenza sismica devastò la prefettura di Kumamoto, nell’isola di Kyushu. Dopo una scossa precursore di magnitudo 6,5 il 14 aprile, il 16 aprile un terremoto di magnitudo 7,3 (scala JMA) causò la rottura superficiale delle faglie Futagawa e Hinagu.
Conseguenze: 270 vittime, 2.737 feriti, oltre 8.600 case completamente distrutte. Il Castello di Kumamoto subì danni gravissimi alla sua struttura in pietra.
Terremoto della penisola di Noto (2024)
Il 1° gennaio 2024, un potente terremoto di magnitudo 7,5 colpì la penisola di Noto, nella prefettura di Ishikawa. Il sisma causò danni estesi e provocò un’importante allerta tsunami.
Terremoto di Kumamoto (luglio 2026) – M 7,1
Il 28 luglio 2026, un nuovo forte terremoto ha colpito la prefettura di Kumamoto. La Japan Meteorological Agency ha registrato una magnitudo JMA 7,1 con ipocentro a circa 10 km di profondità e intensità massima Shindo 7 a Uki e Hikawa. Un centro commerciale Aeon Mall è parzialmente crollato, con decine di dispersi. Circa 48.000 utenze sono rimaste senza elettricità e i collegamenti Shinkansen sono stati sospesi. Fortunatamente, non sono state segnalate anomalie alle centrali nucleari della regione.
Come reagisce il popolo giapponese: una cultura della prevenzione
Il popolo giapponese ha sviluppato nei secoli una resilienza che oggi è considerata un modello mondiale. Nonostante la frequenza dei terremoti, il Giappone mantiene una capacità di risposta e di recupero che pochi paesi possono eguagliare.
Esercitazioni obbligatorie e consapevolezza diffusa
Fin dalle scuole elementari, i bambini giapponesi partecipano a esercitazioni antisismiche mensili. Ogni anno, il 1° settembre, si tiene il “Giorno della prevenzione dei disastri”, in ricordo del grande terremoto del Kantō del 1923. In questa data, milioni di giapponesi partecipano a simulazioni su scala nazionale.
Il sistema di allerta rapido
La Japan Meteorological Agency gestisce uno dei sistemi di allerta sismica più avanzati al mondo: lo “Earthquake Early Warning”. Quando i sensori rilevano le onde P (più veloci ma meno distruttive), il sistema invia avvisi automatici a telefoni, TV, radio e infrastrutture critiche secondi prima dell’arrivo delle onde S (quelle distruttive). Questi secondi di preavviso consentono di fermare treni ad alta velocità, aprire porte di ascensori, fermare macchinari industriali e permettere alle persone di mettersi al riparo.
Kit di emergenza e preparazione domestica
In ogni casa giapponese è comune trovare un kit di emergenza con acqua, cibo a lunga conservazione, torcia, radio a manovella e materiale di primo soccorso. I comuni dispongono di magazzini di emergenza distribuiti sul territorio e le scuole fungono da centri di accoglienza predisposti.
La normativa antisismica giapponese: un’evoluzione continua
Il Giappone ha costruito il proprio patrimonio normativo sismico attraverso le esperienze dirette dei terremoti più distruttivi.
Lo Shindo e i Building Standard Law
Il primo grande passo normativo fu il Building Standard Law del 1950, che introdusse criteri di resistenza sismica per le nuove costruzioni. Ma la vera svolta arrivò dopo il terremoto di Kobe del 1995: la legge venne radicalmente rivista nel 1998, introducendo il concetto di “performance sismica” con due livelli di verifica: resistere a terremoti medi (frequenti) senza danni strutturali e resistere a terremoti forti (rari) senza collassare.
Isolamento sismico e tecnologie all’avanguardia
Il Giappone è leader mondiale nelle tecnologie antisismiche. Molti grattacieli utilizzano sistemi di isolamento sismico alla base, che disaccoppiano l’edificio dal terreno attraverso cuscinetti in gomma e acciaio o pendoli scorrevoli. Altri edifici adottano sistemi di dissipazione energetica (smorzatori a fluido viscoso o a plastificazione metallica) che assorbono l’energia sismica. Il Tokyo Skytree, alto 634 metri, utilizza un sistema a colonna centrale ispirato ai tradizionali templi giapponesi, con un pilastro centrale in cementro armato che si muove in controfase con la struttura esterna per annullare le oscillazioni.
Il programma di adeguamento sismico
Dopo Kobe 1995, il governo giapponese ha lanciato un massiccio programma di valutazione e adeguamento sismico degli edifici esistenti, con incentivi fiscali e contributi per i privati che adeguano le proprie abitazioni. L’obiettivo è raggiungere l’80% di edifici residenziali antisismici entro il 2027.
Cosa l’Italia dovrebbe imparare dal Giappone
L’Italia è uno dei paesi europei a più alto rischio sismico, con terremoti devastanti come quelli di L’Aquila (2009, 309 vittime) e Amatrice-Norcia (2016, 299 vittime). Dal modello giapponese possiamo trarre alcune lezioni fondamentali.
1. Cultura della prevenzione diffusa
In Giappone la preparazione ai terremoti è parte dell’educazione scolastica e della routine quotidiana. In Italia, nonostante le zone sismiche siano ben identificate, la cultura della prevenzione è ancora debole. Servirebbero esercitazioni obbligatorie nelle scuole e campagne informative permanenti.
2. Norme edilizia rigorose e controlli
Il Giappone ha norme antisismiche tra le più severe al mondo, con aggiornamenti continui dopo ogni grande terremoto. In Italia, nonostante le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018) siano valide, i controlli sull’effettiva applicazione sono insufficienti. Il problema principale resta l’enorme patrimonio edilizio costruito prima delle norme antisismiche (ante 1974 o addirittura ante 1980).
3. Sistema di allerta rapido
L’Italia non dispone ancora di un sistema di early warning nazionale come quello giapponese. Sebbene l’INGV stia sviluppando sistemi sperimentali (come il sistema di allerta per la ferrovia ad alta velocità), non esiste ancora un sistema capillare di allerta alla popolazione via smartphone.
4. Incentivi per l’adeguamento sismico
Il Giappone offre incentivi fiscali consistenti per l’adeguamento sismico degli edifici esistenti. In Italia, il Superbonus 110% ha incentivato interventi di efficientamento energetico ma anche strutturali, ma con criteri e tempistiche che hanno limitato l’effetto complessivo sulla messa in sicurezza del patrimonio edilizio.
5. Preparazione logistica e pronta risposta
Il Giappone ha una rete di magazzini di emergenza, ospedali mobili e centri di coordinamento sempre pronti. La Protezione Civile italiana ha fatto passi da gigante, ma manca ancora una cultura diffusa di preparazione domestica (kit di emergenza, piani familiari).
FAQ
Qual è stato il terremoto più forte mai registrato in Giappone?
Il terremoto del Tōhoku dell’11 marzo 2011, di magnitudo momento 9,1, è il più potente mai registrato in Giappone e il quarto al mondo dal 1900.
Quante vittime ha causato il terremoto di Kobe del 1995?
Il terremoto di Kobe causò 6.434 vittime accertate, 300.000 sfollati e danni economici per oltre 100 miliardi di dollari.
Come funziona il sistema di allerta sismico giapponese?
Il sistema Earthquake Early Warning rileva le onde P (primarie, più veloci) pochi secondi prima dell’arrivo delle onde S (secondarie, distruttive) e invia avvisi automatici a telefoni, TV e infrastrutture critiche.
Quale legge regola l’edilizia antisismica in Giappone?
Il Building Standard Law, introdotto nel 1950 e radicalmente rivisto dopo il terremoto di Kobe del 1995, costituisce il pilastro della normativa sismica giapponese.
Quanto è sismica l’Italia rispetto al Giappone?
L’Italia ha un rischio sismico medio-alto, con zone a elevata pericolosità (Appennino centrale, Calabria, Sicilia orientale). Sebbene meno estremo del Giappone, il nostro patrimonio edilizio è molto più vulnerabile per l’età media elevata e la minore preparazione normativa pregressa.
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