Sciopero generale della scuola a Napoli il 30 maggio: scuole chiuse e lezioni a rischio

Pubblicato 
domenica, 29/05/2022
Di
Fabiana Bianchi
Sciopero della scuola

Lunedì 30 maggio 2020 la scuola scende in piazza e, dopo 7 anni dall’ultimo sciopero nazionale di questa portata,  i sindacati Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals, Gilda e Anief hanno chiesto la partecipazione di tutto il mondo di docenti, dirigenti scolastici e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari).

Infatti, l’adesione per la giornata di domani si prevede altissima e vengono alla mente i tempi delle proteste contro la Buona scuola del Governo Renzi nel 2015 e quelle contro la riforma Gelmini nel 2008, le ultime due occasioni in cui il mondo della scuola si è mosso così in massa per scioperare.

Lo sciopero durerà tutta la giornata e coinvolgerà anche le scuole di Napoli, ma la manifestazione nazionale sarà a Roma.

Scuole chiuse a Napoli

Considerata l’alta adesione allo sciopero, anche a Napoli tante scuole potrebbero restare chiuse e dunque le lezioni saranno a rischio.

Gli insegnanti, i dirigenti ed il personale Ata parteciperanno alla manifestazione nella Capitale, per questo motivo gli studenti non potranno seguire le lezioni, tutto ciò a pochi giorni dalla chiusura dell’anno scolastico.

La situazione trasporti e traffico a Napoli

Non dovrebbero esserci problemi di viabilità o disagi per i trasporti pubblici a Napoli perché non sono previste manifestazioni in città. Quindi il servizio di metro linea 1 e 2, cumana, circumvesuviana, bus e Funicolari sarà regolare.

Non essendoci manifestazioni e cortei a Napoli, il traffico non subirà rallentamenti.

Le motivazioni dello sciopero

Il mondo della scuola è sceso in piazza per protestare contro la riforma del reclutamento e della formazione iniziale presente nel decreto-legge 36, attualmente in fase di conversione nel Parlamento.

Lo sciopero, inoltre, è stato indetto anche per chiedere ed ottenere il rinnovo del contratto di categoria, che si aspetta da più di 3 anni, dato che gli stipendi sono bloccati dal 2018 e peggiorati dall’inflazione che cresce sempre più anche a causa della guerra in Ucraina.

Infine, si chiede la tutela dei precari storici che, proprio secondo questo decreto legge non sarebbero tutelati a dovere.

Si è alzata, però, anche qualche voce contraria e si tratta di quella del sindacato Anp dei presidi. Secondo Cristina Costarelli di Anp Lazio, si pensa a stabilizzare i precari, ma non si valutano i diritti degli alunni ad avere insegnati più preparati e competenti. Si parla solo di distribuzione di soldi, ma non di merito e differenziazioni, tralasciando l’efficienza.

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