Ospedale Cardarelli a Napoli, chiude il reparto terapia del dolore: una sconfitta per i malati terminali

Pubblicato 
lunedì, 03/10/2022
Di
Serena De Luca
Ospedale Cardarelli

Brutta notizia per la Sanità in Campania, infatti, per questo mese di Ottobre 2022 è prevista la chiusura definitiva della UOC Terapia del Dolore e Cure Palliative dell’Ospedale Cardarelli di Napoli. Il reparto, inaugurato nel 1977 con a capo il Dottor Vincenzo Montrone, è stato il primo centro per le cure palliative dell’Italia Centro – Meridionale.

Attualmente in Italia ci sono più di 300mila malati terminali che hanno bisogno di questo tipo di cure ed in vista del crescente numero, qualche anno fa è stata anche approvata una legge, la legge 38 che “Tutela e garantisce al malato con malattia inguaribile o affetto da patologia cronica dolorosa, l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, nell’obiettivo di assicurargli il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza su tutto il territorio nazionale, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze, di cui però molte persone non ne sono a conoscenza.

Le parole del Dottor Vincenzo Montrone

Intervistato da NapoliToday, il Dottor Vincenzo Montrone, ha fornito una chiara spiegazione sulla differenza tra terapia del dolore e cure palliative.

In particolare, la terapia del dolore viene praticata da professionisti e specialisti e si occupa del dolore acuto cronico benigno correlato a malattie oncologiche o meno. Le cure palliative si rivolgono a pazienti “terminali” con un’aspettativa di vita di 3 – 6 mesi e che vengono curati in strutture protette conosciute come hospice.

Purtroppo, la Campania risulta l’ultima regione in Italia per numero di Hospice, l’ultimo censimento AGENAS ha dichiarato 14 strutture ed 1 pediatrica. Di queste però, la maggior parte sono strutture private accreditate, e purtroppo anche le cure palliative domiciliari risultano inefficienti.

Pertanto, la chiusura di questo reparto al Cardarelli di Napoli risulta essere una sconfitta non solo per i malati terminali, ma proprio per tutti.

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