‘O Surdato ‘Nnammurato: la canzone dei soldati diventata inno mondiale
Immagine realizzata con IA
Chi non l’ha mai sentita, almeno una volta, intonare da una voce, una radio o una curva dello stadio? ‘O surdato ‘nnammurato è una delle canzoni napoletane più celebri e cantate al mondo, nata nel 1915 dal testo del poeta sorrentino Aniello Califano e dalla musica del maestro Enrico Cannio. Tradotto in italiano, il titolo significa semplicemente “Il soldato innamorato”: una lettera d’amore dal fronte che, in oltre un secolo, è diventata un inno universale dell’amore e di Napoli.
Le origini: Aniello Califano ed Enrico Cannio
Il testo di ‘O surdato ‘nnammurato fu scritto nel 1915 da Aniello Califano (Sorrento, 1870 – Sant’Egidio del Monte Albino, 1919), uno dei parolieri più prolifici della grande tradizione della canzone napoletana. Secondo la tradizione, Califano compose i versi nella villa paterna di Sant’Egidio del Monte Albino, in provincia di Salerno.
La musica fu affidata a Enrico Cannio, autore di celebri marcette, che costruì una melodia semplice e orecchiabile, pensata per essere cantata in coro. Il brano entrò nella raccolta “Piedigrotta Gennarelli” del 1915, la serie di pubblicazioni legata alla storica Festa di Piedigrotta, e fu distribuito dalla Casa Editrice Ferdinando Bideri, uno dei simboli dell’editoria musicale partenopea.
Come raccontano le cronache dell’epoca, fu proprio l’editore Emilio Gennarelli a spingere Cannio a comporre una marcetta per il pubblico popolare: il risultato fu una canzone destinata a entrare nella storia.
Una canzone nata negli anni della Prima guerra mondiale
La data non è casuale. Il 24 maggio 1915 l’Italia era entrata nella Prima guerra mondiale, e milioni di giovani partirono per il fronte lasciando famiglie, paesi e amori. ‘O surdato ‘nnammurato racconta esattamente questo: la tristezza di un soldato che combatte lontano e che soffre per la lontananza dalla donna di cui è innamorato.
Per questo la canzone fu adottata quasi subito dalle truppe, che la cantavano nelle trincee come una lettera d’amore collettiva. Nata come brano del repertorio militare, con il tempo è stata consegnata alla storia come una delle più appassionate dichiarazioni d’amore mai scritte in dialetto napoletano. Il suo significato universale le ha permesso di attraversare guerre, emigrazione e mode musicali senza mai invecchiare.
Il testo e il significato
I versi di Califano sono un dialogo intimo tra il soldato e la sua amata. Già l’attacco è una dichiarazione di distanza e desiderio:
Staje luntana da stu core,
a te volo cu ‘o penziero
niente voglio e niente spero
ca tenerte sempe a fianco a me!
Il ritornello è diventato uno dei più celebri della musica italiana: «Oje vita, oje vita mia, oje core ‘e chistu core», con la promessa finale di un amore eterno, «si’ stata ‘o primmo ammore e ‘o primmo e ll’urdemo sarraje pe’ me». Non ci sono eroi né battaglie: solo un uomo lontano che pensa alla donna che ama, e che nella memoria di lei trova la forza per resistere.
Da Piedigrotta al mondo: gli interpreti più celebri
La prima incisione della canzone risale al 1919, a opera del cantante Giuseppe Godono. Da allora si sono susseguiti interpreti di ogni genere: Roberto Murolo, Claudio Villa, Giuseppe Di Stefano, Massimo Ranieri, Luciano Pavarotti, Al Bano, Giacomo Rondinella e Tullio Pane.
Memorabile è l’interpretazione di Anna Magnani nel film per la televisione “La sciantosa” (1971), diretto da Alfredo Giannetti, al fianco di Massimo Ranieri. La Magnani non la cantò in modo tradizionale, ma come una vera e propria ballata tragica, consegnando alla storia dello sceneggiato una delle sue prove più intense.
Nel 2011 Roberto Vecchioni l’ha portata sul palco del Festival di Sanremo, mentre Enzo Jannacci l’aveva incisa nell’album Discogreve. Se ‘O sole mio è la cartolina di Napoli nel mondo, ‘O surdato ‘nnammurato ne è la lettera d’amore più intima.
Curiosità su ‘O surdato ‘nnammurato
- Il titolo significa letteralmente “Il soldato innamorato”, e in napoletano “surdato” indica il militare di leva.
- La canzone è entrata anche nel repertorio delle canzoni contro la guerra, per il suo sguardo dolente e antieroico sulla vita di trincea.
- È diventata nel tempo un vero e proprio inno dei tifosi del Napoli, cantato sugli spalti dello stadio prima e durante le partite.
- Il testo è stato scritto da Califano, nato a Sorrento, ma la tradizione vuole che i versi siano nati in una villa di Sant’Egidio del Monte Albino.
- Il successo discografico arrivò con le incisioni degli anni Venti e Trenta, ben dopo la pubblicazione del 1915.
FAQ su ‘O surdato ‘nnammurato
Chi ha scritto ‘O surdato ‘nnammurato?
Il testo è di Aniello Califano, poeta e paroliere nato a Sorrento, mentre la musica è di Enrico Cannio. La canzone fu pubblicata nel 1915.
In che anno è stata scritta ‘O surdato ‘nnammurato?
La canzone nasce nel 1915, lo stesso anno in cui l’Italia entra nella Prima guerra mondiale, e appare nella raccolta “Piedigrotta Gennarelli” dello stesso anno.
Cosa significa ‘O surdato ‘nnammurato?
In italiano significa “Il soldato innamorato”. È una lettera d’amore di un militare al fronte alla donna che ha lasciato a casa.
Quali sono le interpretazioni più famose?
Tra le più note ci sono quelle di Anna Magnani (nel film “La sciantosa”, 1971), Massimo Ranieri, Luciano Pavarotti, Roberto Murolo, Claudio Villa e Giuseppe Di Stefano. La prima incisione risale al 1919, a opera di Giuseppe Godono.
Perché è legata alla Prima guerra mondiale?
Perché racconta la vita di un soldato al fronte, lontano dalla sua amata, e fu cantata dalle truppe italiane durante il conflitto: per questo è considerata una delle canzoni simbolo di quegli anni.
È diventata un inno dei tifosi del Napoli?
Sì. Ancora oggi ‘O surdato ‘nnammurato viene cantata dai tifosi azzurri sugli spalti dello stadio, dove è diventata un inno della passione partenopea.
Per approfondire la storia della canzone napoletana, si può consultare la voce Wikipedia dedicata a ‘O surdato ‘nnammurato.
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