Medio Oriente, escalation senza tregua: droni su Erbil, attacchi Houthi e rischio chiusura Suez
Tensioni alle stelle in Medio Oriente. Nelle ultime ore si sono registrati attacchi su molteplici fronti: dall’Iraq allo Yemen, dal Mar Rosso al Golfo Persico, con il conflitto tra Stati Uniti e Iran che si allarga a macchia d’olio, coinvolgendo attori regionali e minacciando la navigazione commerciale internazionale.
Erbil, il più grande attacco con droni alle basi USA
Decine di droni hanno colpito strutture statunitensi all’aeroporto internazionale di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Secondo fonti locali, si tratta del più grande attacco mai registrato alle posizioni americane nella regione dall’inizio del conflitto. Le esplosioni hanno costretto alla sospensione temporanea dei voli, mentre il fumo nero si è alzato nei pressi di una base che ospita forze della coalizione a guida USA. L’attacco rientra in una serie di operazioni rivendicate dall’Iran contro basi americane in Kuwait, Bahrain e Giordania. I Pasdaran hanno dichiarato di aver preso di mira anche un data center di Amazon in Bahrain, accusato di fornire supporto all’intelligence statunitense.
USA bombardano l’Iran, 55 vittime
Il Comando Centrale USA ha confermato nuove ondate di bombardamenti su siti iraniani. Secondo il ministero della Salute di Teheran, i raid hanno causato almeno 55 vittime e quasi 650 feriti. Le esplosioni sono state segnalate a Khorramabad, Jask, Ahvaz, Bandar Abbas e nell’isola di Qeshm. Gli scambi di attacchi aerei tra Washington e Teheran proseguono ormai da 14 giorni consecutivi, nonostante i tentativi di mediazione diplomatica che al momento non hanno prodotto risultati concreti.
Yemen, sauditi bombardano Hodeidah. Houthi colpiscono petroliera nel Mar Rosso
Sul fronte yemenita, l’Arabia Saudita ha effettuato attacchi sul porto di Hodeidah, nella zona dello Yemen controllata dai ribelli Houthi filo-iraniani. In risposta, gli Houthi hanno colpito la petroliera saudita NCC Masa durante la navigazione nel Mar Rosso. L’attacco alla nave, battezzata come una delle ultime mosse della guerriglia navale nel Mar Rosso, ha fatto salire la tensione tra Riad e il gruppo yemenita, che lunedì scorso ha dichiarato un blocco navale contro l’Arabia Saudita.
Tuttavia, il portavoce Houthi Mohammed Abdusalam ha escluso l’intenzione di chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb, spiegando che il blocco sarà limitato alle attività riconducibili a Riad. “Non c’è alcuna chiusura di Bab el-Mandeb, come alcuni sostengono”, ha dichiarato il negoziatore del gruppo filo-iraniano, secondo quanto riportato dall’agenzia Radiocor. Una precisazione che arriva mentre Sky TG24 segnalava voci di una possibile crisi nel Mar Rosso con la chiusura del Canale di Suez.
Stretto di Hormuz, l’Onan prova a mediare
Una delegazione dell’Oman è arrivata a Teheran per discutere con le autorità iraniane la gestione del traffico nello Stretto di Hormuz, diventato il principale punto di crisi del conflitto. L’Oman, che controlla strategicamente le due imboccature dello stretto, sta cercando di mediare per garantire la libertà di navigazione. Il governo iraniano si è detto aperto a un coordinamento sulla gestione del canale, ma Stati Uniti e paesi del Golfo hanno finora respinto questa ipotesi. Lo stretto di Hormuz è cruciale: prima del conflitto vi transitava circa il 20% delle esportazioni globali di petrolio e gas.
Petrolio oltre i 100 dollari, allarme sulle forniture
L’escalation ha già avuto un impatto diretto sui mercati energetici. Il petrolio ha superato la soglia dei 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, con gli analisti che monitorano con attenzione il comportamento delle petroliere nel Mar Rosso per capire la reale portata del blocco Houthi. La prospettiva di una chiusura del Canale di Suez rappresenterebbe un duro colpo per le catene di approvvigionamento globali, con ripercussioni anche per l’Italia fortemente dipendente dalle rotte energetiche del Mediterraneo allargato.
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