Sospensione Schengen con la Spagna: perché è una scelta sbagliata
Immagine realizzata con IA
La crisi migratoria a Ceuta ha aperto una crisi diplomatica tra Italia e Spagna: il governo italiano ha annunciato di valutare la sospensione della libera circolazione con Madrid, e la Spagna ha risposto convocando l’ambasciatore italiano. Una mossa che, secondo molti osservatori, rischia di non fermare nessun migrante e di danneggiare soprattutto i cittadini italiani. Ecco perché.
Cosa è successo a Ceuta
Giovedì 30 luglio decine di migliaia di persone sono entrate a Ceuta, l’exclave spagnola in territorio marocchino, dopo giorni di pressioni della Guardia Civil sugli ingressi irregolari. La situazione è degenerata alla luce del giorno, con folle che si sono riversate verso il confine. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “immagini impressionanti” e ha confermato che l’Italia “è pronta a intervenire”, non escludendo strumenti straordinari “come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna”. Posizione condivisa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini.
Cosa ha proposto davvero il governo
Da un punto di vista tecnico, come hanno chiarito diverse ricostruzioni, la proposta non prevede una sospensione del trattato di Schengen, ma l’applicazione di una delle misure che il trattato stesso consente: il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. È la stessa misura che la Francia applica da anni su tutti i confini di terra, compresi quelli con l’Italia, e che l’Italia ha già attivato, in forma molto lasca, al confine con la Slovenia. In altre parole: nulla di inedito, ma una misura pesante che va giustificata davanti a Bruxelles e agli altri Stati.
Perché non fermerebbe i migranti
Il punto centrale è che Ceuta non si trova nell’Europa continentale: è un’exclave circondata dal Marocco, senza aeroporto commerciale, raggiungibile via mare. Chi parte da Ceuta per raggiungere il continente deve già oggi passare i controlli dei documenti, come previsto dalle regole speciali di Schengen per le exclave. In pratica l’Italia propone di controllare i documenti di chi arriva dalla Spagna in un momento in cui quei documenti vengono già controllati alla partenza. Il ministero dell’Interno ha peraltro fatto sapere che i controlli sarebbero solo “a campione”: con questa modalità, intercettare eventuali migranti che tentino l’ingresso in Italia sarebbe molto difficile. La vera frontiera da monitorare, per l’Italia, sarebbe semmai quella con la Francia, non quella marittima con la penisola iberica.
I danni concreti per i cittadini e l’economia
Il ripristino dei controlli con la Spagna produrrebbe disagi immediati e diffusi: code agli aeroporti, lunghe attese agli imbarchi dei traghetti e ritardi per i turisti italiani, che in questo periodo sono milioni in vacanza in Spagna. A pagare sarebbero anche le imprese che movimentano merci e persone tra i due paesi e un settore turistico che su agosto punta una parte decisiva dei propri ricavi. Una misura che, per i risultati incerti che promette, avrebbe costi certi e immediati per chi viaggia.
Il danno diplomatico
La reazione di Madrid è stata durissima: il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano Giuseppe Buccino Grimaldi, un gesto diplomatico che si usa in caso di rapporti molto tesi, parlando di atteggiamenti non all’altezza “di un paese partner e amico, dal quale ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica”. Anche a Bruxelles la misura non è vista di buon occhio: il commissario Ue agli Affari interni Magnus Brunner ha ricordato che la protezione delle frontiere esterne dell’Unione è una parte cruciale della strategia migratoria comune. Alzare muri tra Stati membri, in un momento in cui l’Europa cerca risposte comuni, rischia di isolare l’Italia proprio nel consesso dove le sue richieste di solidarietà sarebbero più ascoltate.
Una mossa soprattutto politica
Secondo le analisi dei principali quotidiani, la proposta serve soprattutto a fini di politica interna: mostrare fermezza sull’immigrazione in un momento in cui la maggioranza viene incalzata a destra dal nuovo partito del generale Roberto Vannacci, e usare le immagini di Ceuta per attaccare il governo di Pedro Sánchez, tra i più aperti d’Europa sull’immigrazione. Il collegamento tra l’arrivo dei migranti e la campagna di regolarizzazione spagnola, evocato da Tajani, non è provato: la campagna si è conclusa oltre un mese fa e i nuovi arrivati non avrebbero comunque avuto diritto ad accedervi. In sostanza, una misura pesante per i cittadini, dannosa per i rapporti con Madrid e inefficace sul piano migratorio, utilizzata come strumento di consenso interno.
FAQ: la sospensione di Schengen spiegata
Cosa succederebbe davvero con i controlli alla frontiera con la Spagna?
Code e ritardi per chi viaggia in aereo o in traghetto, con verifiche “a campione” dei documenti. La libera circolazione resterebbe formalmente in vigore, ma con controlli reintrodotti in via temporanea.
I turisti italiani in Spagna resterebbero bloccati?
Non bloccati, ma dovrebbero fare i conti con attese più lunghe ai controlli nei porti e negli aeroporti, proprio nel periodo di massimo rientro dalle vacanze.
La misura fermerebbe i migranti provenienti da Ceuta?
Difficilmente: chi parte da Ceuta è già sottoposto a controlli dei documenti, e i controlli a campione previsti dall’Italia renderebbero l’intercettazione molto improbabile.
Cosa può fare la Spagna?
Ha già convocato l’ambasciatore italiano per protesta. A livello europeo può contestare la misura davanti alla Commissione, che vigila sul rispetto del Codice frontiere Schengen.
È la prima volta che un paese ripristina i controlli?
No: la Francia controlla tutti i suoi confini di terra da anni, e anche l’Italia ha controlli al confine con la Slovenia. La differenza è che qui la misura nascerebbe da una crisi che riguarda un altro paese e non le frontiere italiane.
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