Eredità Francesco Guccini, spunta un secondo testamento: le case e i diritti d’autore

Eredità Francesco Guccini, spunta un secondo testamento: le case e i diritti d'autore
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A poco più di un mese dalla scomparsa di Francesco Guccini, avvenuta il 6 agosto 2026 all’età di 86 anni, l’attenzione torna sulle sue ultime volontà. Davanti al notaio è stato aperto il testamento datato 17 dicembre 2015, un atto pubblico redatto alla presenza del notaio Lorenzo Luca e di due testimoni. Ma quel documento potrebbe non essere la parola definitiva sull’eredità del Maestro.

Il secondo testamento

Secondo quanto ricostruito, esiste un testamento successivo, depositato presso un altro notaio bolognese, che revoca espressamente ogni precedente disposizione e indica la moglie Raffaella Zuccari come erede universale di tutti i beni del cantautore. Essendo più recente, quest’ultimo atto ha il potere di confermare, modificare o revocare le volontà precedenti, lasciando al momento aperto il quadro complessivo dell’eredità patrimoniale e artistica.

Il nodo delle due case

Ciò che ha colpito di più riguarda il destino delle due abitazioni entrate nella storia della musica italiana. Nel documento del 2015 né la casa di Pavana, rifugio dell’infanzia e luogo degli ultimi anni, né la celeberrima casa di via Paolo Fabbri 43 a Bologna figuravano tra le proprietà assegnate alla figlia Teresa. La residenza bolognese, resa immortale dall’album del 1976, sarebbe stata destinata alla moglie Raffaella.

La casa di Pavana è invece il luogo dell’anima e la dimora finale del cantautore, dove l’8 agosto si sono svolti i funerali in forma strettamente privata, nel cortile di famiglia. Fin dalle ore successive alla scomparsa, via Paolo Fabbri 43 è diventata meta di pellegrinaggio, con fiori, chitarre e cori intonati dal pubblico.

Mentre i legali analizzano le carte, l’aspetto umano emerge dai ricordi di chi gli è stato vicino. L’attore e giornalista bolognese Giorgio Comaschi, amico di lunga data del cantautore, ha raccontato: «Eravamo vicini, eravamo amici, ma la parola testamento è la prima volta che la sento da quando lo conosco». Un dettaglio che conferma quanto Guccini tenesse per sé le questioni più private, continuando a lavorare fino all’ultimo.


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