Giallo della ricina a Pietracatella, attesa la risposta dagli esperti di Berlino: in quale cibo c’era il veleno

Giallo della ricina a Pietracatella, attesa la risposta dagli esperti di Berlino: in quale cibo c'era il veleno
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Il giallo di Pietracatella potrebbe essere a una svolta. Nei prossimi giorni è attesa la risposta degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino sull’alimento in cui era contenuta la ricina che ha ucciso Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita, mamma e figlia morte a dicembre scorso nel piccolo paese in provincia di Campobasso.

Il caso, ribattezzato il caso Breaking Bad italiano per la produzione artigianale del veleno, continua a tenere banco a livello nazionale. La puntata di Vita in Diretta di giovedì 6 agosto ha fatto il punto sulle indagini della Procura di Larino.

La svolta attesa nelle prossime ore

Le analisi dell’istituto tedesco, tra i più esperti al mondo nelle vicende legate al bioterrorismo, sono iniziate il 7 luglio con un accordo che prevedeva la consegna della prima risposta entro 30 giorni. Il termine, quindi, scade proprio in queste ore: la Procura di Larino potrebbe finalmente sapere quale alimento conteneva la ricina.

Come riferito nella trasmissione Rai, il primo quesito riguarda la presenza e la quantità del veleno nel sangue e nei tessuti delle due vittime. Nei 30 giorni successivi arriveranno invece gli esiti delle analisi sui 131 campioni sequestrati a casa Di Vita la scorsa settimana. Per il quadro complessivo, compresa la verifica di eventuali anticorpi alla ricina nei familiari sopravvissuti, si dovrà attendere ottobre.

Le vittime e la dinamica

Secondo la perizia medico-legale, Antonella e Sara hanno consumato la ricina tra il 23 e il 24 dicembre, 24 ore prima della comparsa dei primi sintomi avvenuta la mattina di Natale. La vigilia il pranzo si era svolto in casa della famiglia di Antonella, mentre il cenone era stato organizzato a casa della nonna.

Del veleno aveva parlato per primo il professor Locatelli di Pavia, mentre dallo scorso aprile è la procuratrice di Larino ad aver voluto la collaborazione degli esperti di Berlino. Un caso definito dagli inquirenti certamente premeditato.

Il paese in festa per San Donato

Pietracatella in questi giorni vive anche la festa del Patrono San Donato, occasione che richiama in paese chi normalmente non ci abita. Dal 15 marzo, sul cemento della piazza, due volti sorridenti disegnati ricordano proprio Antonella e Sara, con la speranza che la verità emerga presto.

Domande e risposte sul caso

Chi sono le vittime del giallo di Pietracatella?

Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, morte a dicembre scorso dopo aver ingerito ricina. Il caso è seguito dalla Procura di Larino.

Cosa si attende dagli esperti di Berlino?

La prima risposta riguarda presenza e quantità di ricina nei tessuti delle vittime e, soprattutto, quale alimento contenesse il veleno.

Quando potrebbero arrivare le risposte definitive?

La prima risposta è attesa in queste ore, gli esiti sui 131 campioni entro settembre, il quadro complessivo a ottobre.

Perché il caso è chiamato Breaking Bad italiano?

Per la produzione artigianale della ricina, un veleno potentissimo, che ha fatto accostare la vicenda alla celebre serie tv.


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