Costantino Russo morto in cella: il giallo del figlio del boss

Costantino Russo morto in cella: il giallo del figlio del boss
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È giallo sulla morte di Costantino Russo, 35 anni, trovato senza vita nella sua cella nel carcere di Secondigliano a Napoli. Figlio di Giuseppe Russo, conosciuto come «Peppe ‘o Padrino», storico esponente della fazione Russo del clan dei Casalesi, aveva deciso da poche settimane di collaborare con la giustizia.

Il ritrovamento risale allo scorso 4 agosto. Da allora gli inquirenti stanno facendo luce su una vicenda piena di interrogativi, a partire da un dettaglio che la famiglia contesta: perché un detenuto considerato fragile non era sotto videosorveglianza continua?

Chi era Costantino Russo

Costantino Russo, nato a Napoli nel 1990, era il figlio di Giuseppe Russo, detto «Peppe ‘o Padrino», detenuto da oltre vent’anni e sottoposto al regime del 41-bis. Il padre è considerato uno degli esponenti di spicco della fazione Russo del clan dei Casalesi.

Il 7 luglio scorso Costantino era stato arrestato nell’ambito del blitz della Direzione Investigativa Antimafia che aveva colpito la fazione con 23 misure cautelari, tra le quali figurava anche il fratello ventitreenne Nohak. Subito dopo l’arresto aveva manifestato l’intenzione di diventare collaboratore di giustizia, rompendo con il suo passato.

Il ritrovamento nella cella

Costantino Russo è stato trovato senza vita la mattina del 4 agosto nella cella del padiglione T2 del carcere di Secondigliano, dove si trovava in isolamento. Secondo le prime ricostruzioni, riportate da Repubblica e dal Corriere del Mezzogiorno, si sarebbe tolto la vita con dei lacci legati alle sbarre della finestra.

Un epilogo che arriva dopo un segnale d’allarme: pochi giorni prima il detenuto aveva già tentato un gesto estremo, sventato grazie al tempestivo intervento degli agenti della Polizia Penitenziaria.

La lettera e il quaderno sequestrato

Nella cella gli agenti hanno trovato una lettera di scuse indirizzata alla moglie e ai figli e un quaderno pieno di annotazioni sul percorso di collaborazione appena avviato con i magistrati.

Il quaderno è stato sequestrato e rappresenta uno degli elementi investigativi più delicati dell’intera vicenda: gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Napoli dovranno stabilire se contenga nomi, ricostruzioni sui rapporti interni al clan o indicazioni utili alle indagini in corso.

Perché non era videosorvegliato?

È la domanda che pesa sull’inchiesta. La famiglia, senza mettere in discussione l’ipotesi del suicidio, chiede spiegazioni sul fatto che un detenuto già protagonista di un precedente tentativo di autolesionismo non fosse inserito in un sistema di videosorveglianza continua.

La salma è stata sequestrata e posta a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso. Parallelamente saranno esaminati i protocolli adottati dall’amministrazione penitenziaria dopo il primo tentativo di suicidio.

Domande frequenti

Chi era Costantino Russo?

Il figlio 35enne del boss Giuseppe Russo, detto «Peppe ‘o Padrino», esponente della fazione Russo del clan dei Casalesi. Era stato arrestato il 7 luglio e aveva deciso di collaborare con la giustizia.

Quando è morto?

È stato trovato senza vita la mattina del 4 agosto nella cella del carcere di Secondigliano, dove si trovava in isolamento.

Cosa chiede la famiglia?

Di chiarire perché il detenuto, considerato fragile e con un precedente tentativo di suicidio, non fosse sotto videosorveglianza continua.

A che punto è l’inchiesta?

La salma è stata sequestrata e l’autorità giudiziaria ha disposto l’autopsia. Indaga la Direzione distrettuale antimafia di Napoli.


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