Come andrebbe investita la vincita alla Lotteria Italia per non perdere tutto?

Copertina di esempio per l'articolo dal titolo come investire la vincita alla lotteria per non dover più lavorare nella vita
Contenuti dell'articolo

A quanto pare hai vinto la Lotteria Italia o un’altra vincita milionaria: e ora?
Cinque milioni di euro possono sembrare tanti, anche perché lo sono, ma a conti fatti restare a becco asciutto in poco tempo è davvero facile e, infatti, capita a tantissimi vincitori di grandi cifre.

Il vero segreto è pensare a quei soldi come una fonte di reddito e non come soldi “da spendere”. Con poco sforzo puoi far sì che quei soldi generino un’entrata consistente senza che il potere d’acquisto venga intaccato.

Insomma, se non fai il matto puoi smettere di lavorare per sempre, anziché bruciare tutto in pochi anni.

Il vero rischio? Fare troppo, non troppo poco

Quando si parla di una vincita da milioni di euro, il primo errore è pensare che serva chissà quale genialità finanziaria. Cinque milioni di euro non richiedono strategie complicate: richiedono esclusivamente metodo.
E soprattutto chiedono di essere trattati come una fonte di reddito stabile, non come un esperimento da laboratorio o soldi da spendere in sfizi. Anche spendere un solo milione per spese “immediate” può portare a perdere tutto in pochi anni pur investendo il resto.

Devi far conto che quei soldi non esistono e che, magicamente, ti entrano soldi ogni mese nel conto corrente senza lavorare.

Partiamo da un’ipotesi concreta. Immaginiamo che un milione venga usato subito per casa, progetti personali, famiglia, vita vera. Restano 5 milioni da investire. L’obiettivo?

Ottenere uno stipendio fisso di 10.000 euro al mese netti senza intaccare il capitale nel tempo.

Diecimila euro al mese sono 120.000 euro l’anno. Rapportati a cinque milioni, significa prelevare circa il 2,4% all’anno. Questo numero è la chiave di tutto.

Cosa dicono gli studi sul vivere di rendita

La regola del 4% (e perché oggi è diventata più cauta)

Negli anni, diversi studi hanno analizzato quanto si possa prelevare da un capitale investito senza consumarlo. Il più famoso è il Trinity Study, nato negli anni ’90 negli Stati Uniti, che ha introdotto la cosiddetta regola del 4%. In pratica, uno studio che dimostrava come un portafoglio ben diversificato, con una buona quota azionaria, potesse sostenere un prelievo del 4% annuo per circa 30 anni nella maggior parte degli scenari storici.

Negli ultimi anni, però, le analisi sono diventate più prudenti. Studi recenti, come quelli pubblicati da Morningstar, hanno abbassato quella soglia “sicura” intorno al 3,5–3,9%. Il motivo? Inflazione più imprevedibile, rendimenti mediamente più bassi, mercati meno prevedibili.

Il margine di sicurezza nascosto

Ora confrontiamo questi numeri con il nostro esempio. Un prelievo del 2,4% è molto al di sotto di tutte queste soglie. Significa che, statisticamente parlando, non stiamo camminando sul filo del rasoio. Stiamo costruendo una rendita con un margine di sicurezza enorme.

Ed è qui che cambia completamente il modo di investire.

Perché non serve “saper investire bene”

Molti pensano: “io non so investire, quindi dovrei affidarmi a qualcuno di bravo, oppure puntare tutto sugli immobili“. Ma c’è un equivoco di fondo. T
utti questi studi partono da un presupposto fondamentale: l’investitore medio non è un genio della finanza. Non sa prevedere i mercati, non sceglie sempre i titoli giusti, non entra e esce al momento perfetto.

Il modello che funziona davvero non è basato sull’abilità, ma sulla struttura. Mercato globale, costi bassi, diversificazione ampia, pochissime decisioni nel tempo. È lo stesso principio di un PAC sull’S&P 500, solo adattato a una fase diversa della vita: quella in cui non si accumula più, ma si preleva.

La differenza cruciale? Bisogna evitare una cosa precisa: vendere azioni nei momenti sbagliati.

Un esempio pratico, senza troppa teoria

Lo scenario peggiore: tutto in azioni

Immaginiamo di investire tutti i 5 milioni in azioni. Arriva una crisi come il 2008 o il 2020. Il mercato scende del 30–40% e tu continui a prelevare i tuoi 10.000 euro al mese.
Stai vendendo pezzi del portafoglio proprio quando valgono meno.

Anche se il mercato poi recupera, una parte del danno è irreversibile.

Lo scenario intelligente: una riserva di sicurezza

Nel secondo scenario, una parte del capitale è tenuta in strumenti molto stabili, pensati solo per coprire le spese per diversi anni. Durante una crisi, lo stipendio mensile arriva da lì. Le azioni restano investite, hanno tempo di recuperare, continuano a fare il loro lavoro. Dopo qualche anno, quando i mercati tornano su, si riequilibra tutto con calma.

La differenza tra i due scenari non è il rendimento medio. È la sopravvivenza del piano.

Come potrebbe essere strutturato l’investimento

In pratica, un’impostazione sensata per 5 milioni potrebbe prevedere:

  • Una quota di liquidità e strumenti molto sicuri, sufficiente a coprire diversi anni di spese
  • Una parte obbligazionaria per stabilizzare il portafoglio
  • Una parte azionaria globale, ampia e diversificata, come motore di crescita nel tempo

Non servono prodotti complessi. Non servono strategie esotiche. ETF globali, costi bassi, ribilanciamento una volta l’anno. Fine.

Vediamo un esempio concreto:

Riserva di sicurezza (20% = 1.000.000€)

  • 500.000€ in conti deposito vincolati a scalare (3-6-12-24 mesi)
  • 500.000€ in titoli di stato a breve termine (BOT, BTP Short Term)

Questa quota copre circa 8 anni di prelievi senza toccare il resto del portafoglio. Durante le crisi, è qui che attingi.

Componente obbligazionaria (30% = 1.500.000€)

  • 900.000€ in ETF obbligazionari governativi globali diversificati
  • 600.000€ in ETF obbligazionari corporate investment grade

Stabilizza il portafoglio e genera reddito costante. Non è emozionante, ma fa il suo lavoro.

Componente azionaria (50% = 2.500.000€)

  • 1.750.000€ in ETF azionario globale (es. MSCI World o FTSE All-World)
  • 500.000€ in ETF azionario paesi emergenti
  • 250.000€ in ETF azionario small cap internazionali

È il motore di crescita nel lungo periodo. La diversificazione geografica e per dimensione d’impresa riduce il rischio specifico.

Perché così i numeri tornano (anche con le tasse)?

Con una struttura del genere, il rendimento reale atteso di lungo periodo resta superiore al 2,4% richiesto dai prelievi, anche considerando inflazione, imposta di bollo e costi di gestione.
Questo significa che, nella maggior parte degli scenari realistici, il capitale non solo non si consuma, ma tende a crescere lentamente nel tempo.

Il punto che molti sottovalutano

Il vero nemico non è il mercato

La vera forza di questo approccio non sta nel rendimento, ma nel comportamento. Uno stipendio mensile fisso, scollegato dall’andamento quotidiano dei mercati, riduce drasticamente la probabilità di fare scelte impulsive. E gli studi lo mostrano chiaramente: il peggior nemico dell’investitore non è il mercato, ma se stesso.

Con un prelievo basso, una struttura semplice e regole chiare, il capitale smette di essere una fonte di ansia e diventa quello che dovrebbe essere fin dall’inizio: uno strumento al servizio della vita.

Ed è questo, alla fine, il vero obiettivo di una vincita del genere.

Seguici su Telegram