Caso ricina a Pietracatella, le ultime novità: la prof ascoltata per 4 ore e i nuovi interrogatori
Immagine realizzata con IA
L’inchiesta sulla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, avvenuta a Pietracatella, in provincia di Campobasso, non conosce pause. Nelle ultime ore gli investigatori hanno ascoltato per circa quattro ore in questura una insegnante di matematica, amica di famiglia, figura centrale dell’indagine.
La donna era già stata sentita nelle ore di Ferragosto e poi ancora il 20 agosto, quando c’era stato anche un confronto con Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime. La procura ha disposto anche altre convocazioni che dovrebbero arrivare nei prossimi giorni.
Cosa è successo a Pietracatella
Madre e figlia sono morte lo scorso dicembre dopo aver ingerito ricina, una delle sostanze tossiche più potenti conosciute. La vicenda è diventata in pochi mesi uno dei casi di cronaca più seguiti d’Italia, anche per la difficoltà di ricostruire con esattezza come il veleno sia arrivato sulle tavole della famiglia.
Sulla morte delle due donne la procura di Campobasso indaga per duplice omicidio premeditato, ma al momento non ci sono indagati. L’ipotesi di lavoro resta quella di un movente legato a relazioni personali, la cosiddetta pista delle relazioni nascoste.
L’insegnante ascoltata per quattro ore
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la docente di matematica è stata interrogata come persona informata dei fatti. La sua posizione ruota attorno al rapporto che la legava a Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara.
Nelle settimane precedenti era stato ascoltato anche il marito dell’insegnante, che ora potrebbe essere riconvocato a breve. Gli investigatori stanno passando al setaccio frequentazioni, relazioni, scambi di mail, messaggi telefonici e comportamenti ritenuti sospetti tra le persone che gravitano attorno alla famiglia.
Le altre persone sentite
Non è stata l’unica audizione di queste ore. Su disposizione della procuratrice Elvira Antonelli, gli uomini della Squadra Mobile guidati da Marco Graziano hanno sentito a lungo anche una cugina dell’ex sindaco del paese, mentre nei giorni scorsi era tornata davanti agli agenti per circa tre ore Laura Di Vita, cugina di Gianni.
Gianni Di Vita negativo ai test sulla ricina
Un elemento tecnico importante riguarda proprio Gianni Di Vita: l’uomo, che era rimasto coinvolto nella vicenda, è risultato negativo ai test sulla ricina. La sua posizione resta comunque al centro dell’attenzione degli inquirenti, che continuano a lavorare sul suo rapporto con l’amica di famiglia e insegnante di matematica.
Gli esami di Berlino e i tempi dell’inchiesta
Restano in corso gli accertamenti in Germania: gli esperti tedeschi che collaborano con gli investigatori italiani stanno cercando tracce di ricina negli alimenti e nei reperti prelevati nell’abitazione delle vittime. È un passaggio decisivo per capire in quale cibo o bevanda fosse contenuto il veleno e chi abbia avuto modo di maneggiarlo.
L’indagine va avanti da oltre nove mesi senza che sia stata formalizzata alcuna accusa. Il quadro, secondo quanto filtra, resta aperto su più fronti, e proprio per questo le prossime settimane saranno decisive.
Domande frequenti
Chi sono le vittime del caso ricina di Pietracatella?
Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, morte per avvelenamento da ricina lo scorso dicembre in provincia di Campobasso.
Chi è stato ascoltato nelle ultime ore?
Un’insegnante di matematica, amica di famiglia, sentita come persona informata dei fatti per circa quattro ore in questura. Era già stata convocata a Ferragosto e il 20 agosto.
Ci sono indagati?
No. L’inchiesta per duplice omicidio premeditato non ha al momento indagati, e la pista più battuta resta quella delle relazioni personali.
Gianni Di Vita è coinvolto?
La sua posizione è al centro delle verifiche degli inquirenti, ma l’uomo è risultato negativo ai test sulla ricina.
Cosa stanno accertando gli esperti?
A Berlino gli esperti stanno analizzando alimenti e reperti prelevati nell’abitazione delle vittime per individuare tracce del veleno.
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