Calenda: «Noi al voto da soli, alle urne uscirà un pareggio. Vorrei Gentiloni premier»
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«Noi al voto da soli». Carlo Calenda, leader di Azione, non lascia spazio a ripensamenti: il partito correrà autonomo alle prossime elezioni politiche, fuori dal campo largo. In un’intervista a Repubblica il leader centrista scommette su un risultato di sostanziale pareggio, che renderebbe il polo liberaldemocratico decisivo per la formazione del governo.
La previsione di Calenda: nessuno raggiunge il 42%
Secondo Calenda, con la nuova legge elettorale nessuno schieramento riuscirà a raggiungere il 42% necessario per far scattare il premio di maggioranza. «Uscirà una corsa a cinque in uno schema di proporzionale puro», prevede il leader di Azione, che immagina un esecutivo «europeista con un baricentro centrale».
«Il Pd, una Forza Italia a tendenza Marina e non Tajani, che è sottomesso a Meloni, i centristi dislocati nei due poli, più noi», il quadro disegnato da Calenda. Che rivendica la possibilità di superare il risultato del 2022: «Sono pronto a scommettere che la nostra coalizione, di cui fanno parte anche Pina Picierno, la fondazione Einaudi e i libdem di Luigi Marattin, farà meglio del 22».
Niente accordi con il campo largo
Il leader di Azione esclude qualsiasi intesa con il campo largo così com’è costruito oggi. «Per noi un’alleanza con i Cinquestelle non è mai esistita. Il campo largo è un’accozzaglia che non ha alcuna possibilità di governare il Paese», attacca Calenda.
Particolarmente duro il giudizio su un eventuale governo guidato da Giuseppe Conte: «Non ci possiamo permettere di confermare questo governo, ma nemmeno uno pro-Mosca a trazione Conte, che vuole la resa ucraina». E considera pericolosa anche l’ipotesi di una vittoria di Elly Schlein alle primarie del centrosinistra: «Quanto durerebbe un governo Schlein?».
La porta aperta per Gentiloni
In caso di pareggio, Azione non entrerebbe in un governo guidato né da Schlein né da Conte: «Sarebbe un governo pericoloso per la tenuta dei conti e per quella internazionale, tanto quanto un bis di Meloni». L’obiettivo resta un «governo di responsabilità nazionale» formato da europeisti, capace di lavorare a un’Europa federale e a una difesa comune.
Calenda lascia aperta una sola porta verso il campo largo: un candidato terzo. «Magari ci fosse Gentiloni, ma non credo che ci sarà». Se però l’ex commissario europeo fosse candidato premier, il dialogo non sarebbe chiuso: «Potremmo dialogare con Gentiloni candidato premier».
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