Bimba di 6 anni accerchiata e picchiata in un parco a Bologna: l’allarme della Garante per l’infanzia
Immagine realizzata con IA
Una bambina di sei anni sarebbe stata accerchiata e picchiata da un gruppo di cinque coetanei, o poco più grandi, in un parco di Bologna, mentre si trovava con la madre. A ricostruire l’episodio è stato il Resto del Carlino, e la notizia ha spinto l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, a intervenire pubblicamente definendo l’aggressione «allarmante e inaudita», anche alla luce della tenera età sia della vittima sia dei presunti aggressori.
La testimonianza della madre
«Secondo la testimonianza della madre, i cinque ragazzini erano tutti nordafricani e prima dell’agguato non vi era stato alcuno scambio con la bambina», ha spiegato Terragni. Un dettaglio che, se verificato, cambierebbe la lettura dell’episodio: «La dinamica farebbe pensare a qualcosa di organizzato. In particolare, l’accerchiamento richiama alla mente rituali misogini come il taharrush gamea, la molestia collettiva, l’aggressione a opera di un gruppo di maschi ai danni di una o più donne in uno spazio pubblico».
La Garante ha ricostruito i precedenti del fenomeno: documentato in Egitto dai primi anni Duemila, con episodi verificatisi anche in Europa, da Colonia nel 2015 fino a Milano nell’ultimo Capodanno.
La chiave di genere
Per la Garante, comunque, la matrice dell’aggressione non lascia margini di dubbio: «Che si tratti di questo, in via imitativa, o di un’aggressione spontanea, non può esservi dubbio sulla chiave di genere: la vittima è stata aggredita in quanto di sesso femminile, il che esclude un possibile movente di rivalità tra maschi. Il gesto rivela una misoginia preoccupante, già fortemente radicata in soggetti ancora in tenera età».
L’appello alle forze dell’ordine
Terragni ha infine ricordato che l’età dei presunti responsabili esclude una loro perseguibilità penale, auspicando però che le indagini possano individuarli «per raggiungere le loro famiglie, verificarne le condizioni, accertarne eventuali responsabilità e, se necessario, dare avvio a progetti che restituiscano questi ragazzi al principio del rispetto per le donne, inaggirabile nella nostra e in qualsivoglia altra cultura».
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