AfD vince in Sassonia-Anhalt, l’estrema destra sfonda in Germania: cosa cambia per il Paese, l’Europa e l’Italia

AfD vince in Sassonia-Anhalt, l'estrema destra sfonda in Germania: cosa cambia per il Paese, l'Europa e l'Italia
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L’onda nera è arrivata a Magdeburgo. Domenica 6 settembre 2026 l’Alternativa per la Germania (AfD) ha vinto in modo netto le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, uno dei sedici Land tedeschi, raccogliendo circa il 44 per cento dei voti. È il miglior risultato di sempre per il partito di estrema destra in un’elezione statale e il segnale più forte finora arrivato dalle urne tedesche: per la prima volta dal secondo dopoguerra, una formazione di ultradestra potrebbe guidare un governo regionale in Germania.

Il voto è una scossa per Berlino, per l’Unione europea e per tutti i partiti tradizionali. La Cdu del cancelliere Friedrich Merz è crollata sotto il 17 per cento, dimezzando il consenso del 2021. Ma il risultato non dà all’AfD la maggioranza assoluta: servono alleanze e qui si apre il nodo più delicato, quello del cosiddetto Brandmauer, il “muro di fuoco” che da anni separa i partiti democratici dall’estrema destra.

In questo articolo spieghiamo in modo chiaro e divulgativo cosa è accaduto, come la Germania orientale è arrivata a questo punto, cosa significa per la Germania, per l’Europa e per l’Italia e quali scenari si aprono nelle prossime settimane.

Cosa è successo: i numeri di una vittoria storica

La Sassonia-Anhalt è un Land dell’ex Germania Est, con circa 2,1 milioni di abitanti e il capoluogo Magdeburgo. Domenica 6 settembre 2026 quasi 1,7 milioni di elettori erano chiamati alle urne per rinnovare il parlamento regionale, il Landtag e scegliere il ministro presidente.

L’affluenza è stata altissima: intorno all’80 per cento, contro il 60,3 per cento delle precedenti elezioni del 2021. Una mobilitazione che secondo gli analisti ha favorito l’AfD, capace di portare alle urne anche elettori che di solito non votavano e che si sentono rappresentati solo dal partito di Alice Weidel.

Secondo i conteggi quasi definitivi diffusi nella notte, questi sono i risultati:

  • AfD: 43,8-44,6 per cento (le diverse proiezioni oscillano in questa fascia), con 39 seggi su 83. È più del doppio del 20,8 per cento del 2021.
  • Cdu: circa 17 per cento (16,9-17,4 per cento secondo le rilevazioni), con 15 seggi. Nel 2021 era al 37,1 per cento: è un crollo storico.
  • Spd (socialdemocratici): 9,2 per cento, 8 seggi.
  • Verdi: 8,9 per cento, 8 seggi.
  • Linke (sinistra): 8,6 per cento, 8 seggi.
  • Bsw (il partito di Sahra Wagenknecht): 5,1 per cento, 5 seggi, appena sopra la soglia di sbarramento del 5 per cento.
  • Fdp (liberali): 2,5 per cento, fuori dal parlamento.

Per governare servono 42 seggi su 83, cioè la maggioranza assoluta. L’AfD ne ha 39: ne mancano solo tre. È questo il dettaglio che rende la notizia ancora più importante: il partito di estrema destra è a un passo dal potere esecutivo in un Land tedesco e la decisione finale dipenderà da piccoli numeri e da grandi scelte politiche.

Un risultato che va oltre le previsioni

I sondaggi davano l’AfD intorno al 42-44 per cento, ma la portata del trionfo ha sorpreso anche i leader del partito. Alice Weidel, co-presidente federale dell’AfD, ha parlato di “risultato storico, sensazionale”. Il candidato governatore Ulrich Siegmund è stato ancora più esplicito: “Non so ancora se sarò ministro presidente, ma abbiamo già scritto la storia”.

Secondo i sondaggi alla chiusura dei seggi citati dai media tedeschi, l’AfD ha vinto trasversalmente: ha convinto circa il 42 per cento degli under 30 e il 60 per cento degli operai, ma ha raccolto consensi anche tra impiegati, pensionati e piccoli imprenditori. Un dato che spiega perché il partito non è più solo una forza di protesta, ma punta apertamente a governare.

Chi è Ulrich Siegmund, il volto del trionfo

Il protagonista della serata è Ulrich Siegmund, 35 anni (classe 1990), nato a Havelberg, nella stessa Sassonia-Anhalt. Il suo percorso è in qualche modo la sintesi della storia politica recente della regione: è un ex cristiano-democratico, passato all’AfD nel 2014, l’anno in cui il partito si trasformò da movimento di professori euroscettici in forza nazionalista di massa.

Prima della politica, Siegmund ha lavorato come commerciante: una formazione nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, studi di economia aziendale e psicologia economica e un’attività in proprio nel settore dei profumi per ambienti. Secondo i ritratti pubblicati dalla stampa tedesca e internazionale, il suo percorso politico si è radicalizzato durante gli anni della pandemia di Covid, quando ha cavalcato le proteste contro le restrizioni.

In parlamento regionale siede dal 2016. Nel 2022 è diventato co-capogruppo dell’AfD nel Landtag insieme a Oliver Kirchner e nel 2025 il partito lo ha scelto come candidato di punta per le elezioni del 2026. I media lo descrivono come un comunicatore efficace, dai modi gentili e dal sorriso rampante, capace di rendere digeribili posizioni molto radicali.

Il suo programma, del resto, è esplicito: stop all’obbligo scolastico, classi separate per bambini con disabilità e figli di migranti, taglio dei fondi al servizio radiotelevisivo pubblico e alle chiese. Temi come la cosiddetta “remigrazione” e una maggiore vicinanza alla Russia hanno caratterizzato la campagna, come ricostruito da Repubblica. Nella regione, i servizi segreti interni (il Verfassungsschutz del Land) classificano la sezione locale dell’AfD come “sicuramente estremista di destra”, un’etichetta che comporta anche attività di sorveglianza.

Il sogno della maggioranza assoluta

Siegmund aveva impostato tutta la campagna su un obiettivo ambizioso: vincere da solo, senza bisogno di alleati. Prima del voto aveva escluso sia i governi di minoranza sia le coalizioni “in ginocchio” davanti ad altri partiti. Il risultato finale, 39 seggi su 42 necessari, lo ha lasciato a tre poltrone dalla meta.

Dopo il voto ha aperto però a possibili intese: “Da democratico, la mano resta tesa”, ha detto rispondendo ai giornalisti e ha rilanciato la minaccia di tornare subito alle urne se nessun governo dovesse nascere. “In caso di necessità ci sarebbero semplicemente nuove elezioni e allora otterremmo il 50 o il 55 per cento”, ha dichiarato in serata. “Perché il futuro è Alternative für Deutschland”.

Il rebus del governo: chi darà i numeri all’AfD

Il punto è tutto qui: l’AfD ha vinto le elezioni ma non ha la maggioranza. E la Costituzione tedesca, nata dalle macerie del nazismo, non prevede scorciatoie: il ministro presidente viene eletto dal parlamento regionale e deve raccogliere una maggioranza di voti, uno per uno.

Gli scenari in campo sono fondamentalmente tre.

Scenario 1: AfD più Bsw, il patto con Wagenknecht

Il primo scenario è il più temuto a Berlino e Bruxelles: un’alleanza tra AfD (39 seggi) e Bsw (5 seggi), che porterebbe la coalizione a 44 seggi, sopra la soglia dei 42. Il Bsw è il partito fondato da Sahra Wagenknecht, ex dirigente della Linke, uscita dalla sinistra criticando gli aiuti militari all’Ucraina e proponendo un mix populista tra sinistra sociale e destra identitaria sui temi della migrazione.

Wagenknecht ha sempre escluso un sostegno diretto all’AfD, ma ha più volte contestato il cordone sanitario e, a caldo, ha già “teso la mano” a Siegmund secondo le cronache della notte elettorale. Se il Bsw deciderà di entrare in un governo con l’AfD, la Sassonia-Anhalt diventerebbe il primo Land tedesco guidato dall’estrema destra dal 1945, con un impatto simbolico enorme su tutta la Repubblica federale.

Scenario 2: la grande coalizione “a quattro” senza l’AfD

Il secondo scenario è la difesa del cordone sanitario: una coalizione di tutti gli altri partiti, dalla Cdu alla Linke, passando per Spd e Verdi. I numeri però sono stretti: Cdu (15), Spd (8), Verdi (8) e Linke (8) sommano 39 seggi, esattamente come l’AfD. Sarebbe necessaria anche l’alleanza col Bsw, oppure una maggioranza che includa la sinistra radicale, storicamente considerata incompatibile dalla Cdu.

Sarebbe una “coalizione a quattro” con partiti molto distanti tra loro, come hanno ammesso gli stessi protagonisti: un governo di salvataggio istituzionale più che un progetto politico. E non è detto che duri.

Scenario 3: nessun governo, si torna a votare

Il terzo scenario è il più destabilizzante: se nessuno riesce a mettere insieme i numeri, il parlamento regionale si scioglie e si vota di nuovo. Siegmund lo ha già detto chiaramente: nuove elezioni significherebbero per l’AfD la possibilità di superare il 50 per cento. È una prospettiva che rende ancora più difficile per gli altri partiti trovare un accordo, perché qualsiasi coalizione “senza l’AfD” potrebbe essere breve e fragile.

La partita si giocherà nelle prossime settimane e il risultato del Bsw resta il vero ago della bilancia: le proiezioni dell’emittente Ard lo davano stabilmente al 5,1 per cento (dentro il parlamento), quelle della Zdf al 4,8 (fuori). Alla fine i seggi assegnati sono stati 5, ma il margine è stato così sottile da rendere il partito di Wagenknecht l’arbitro assoluto della situazione.

Come ci si è arrivati: il lungo malessere dell’est tedesco

La vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt non è un fulmine a ciel sereno. È il punto di arrivo di un percorso lungo più di trent’anni, fatto di promesse mancate, trasformazioni economiche dolorose e una crescente distanza tra la Germania orientale e quella occidentale. Per capire il voto bisogna partire da lì.

Dalla riunificazione alla deindustrializzazione

Nel 1990, con la riunificazione tedesca, la Sassonia-Anhalt era uno dei territori più industrializzati dell’ex Repubblica Democratica Tedesca: il triangolo chimico di Bitterfeld-Wolfen e Leuna, le acciaierie, le fabbriche meccaniche. La transizione all’economia di mercato è stata traumatica: gran parte di quell’industria non era competitiva ed è stata chiusa o smantellata in pochi anni. La disoccupazione è esplosa e intere generazioni hanno perso il lavoro.

Le conseguenze si vedono ancora oggi. La popolazione del Land è scesa da quasi 3 milioni di abitanti del 1990 a circa 2,1 milioni: i giovani sono andati via, verso la Germania Ovest o verso le grandi città, alla ricerca di lavoro. Chi è rimasto ha spesso la sensazione di essere stato lasciato indietro, di contare meno degli elettori di Baviera o del Nord Reno-Westfalia.

Salari, pensioni e la frattura Est-Ovest

Nonostante i miliardi del pacchetto di solidarietà (il “Soli”), il divario tra Est e Ovest non si è mai chiuso del tutto: salari più bassi, pensioni più basse, patrimoni familiari accumulati in misura molto minore, servizi pubblici che in molte zone rurali si sono assottigliati. La Sassonia-Anhalt è tra i Land più poveri della Repubblica federale.

A questo si è aggiunta, negli ultimi anni, la paura per il caro vita: secondo le analisi citate da Politico, il 70 per cento degli elettori del Land si dice molto preoccupato per l’aumento dei prezzi e il 58 per cento teme di non riuscire a mantenere il proprio tenore di vita. Sono i numeri della rabbia sociale che l’AfD ha saputo intercettare meglio di chiunque altro.

Migrazione, Covid e sfiducia nelle istituzioni

La seconda grande chiave di lettura è la migrazione. L’arrivo di oltre un milione di richiedenti asilo nel 2015-2016, durante il governo di Angela Merkel, ha cambiato il clima politico dell’intero Paese e in particolare dell’Est, dove l’immigrazione era un fenomeno quasi sconosciuto e i servizi di accoglienza erano impreparati. È in quegli anni che l’AfD è cresciuta fino a entrare nel Bundestag nel 2017 con il 12,6 per cento dei voti.

La pandemia di Covid ha poi alimentato un ambiente di protesta radicale, con le manifestazioni contro le restrizioni che in molti casi sono diventate terreno di reclutamento per l’estrema destra. La guerra in Ucraina e la crisi energetica del 2022 hanno aggiunto un altro tassello: nell’Est, storicamente legato alla Russia da rapporti economici e culturali risalenti all’epoca della Ddr, molti elettori guardano con sospetto agli aiuti militari a Kiev e alle sanzioni.

Il risultato è una sfiducia sistemica nei partiti tradizionali. Secondo l’istituto Infratest Dimap, i quattro temi che hanno deciso il voto sono stati: la perdita di fiducia in Cdu, Spd, Fdp e negli altri partiti, la previdenza sociale, l’economia e l’immigrazione. La campagna elettorale dell’AfD ha saputo parlare a tutte e quattro le paure, presentandosi come l’unica forza “vera”, lontana da una classe politica percepita come distante e autoreferenziale.

Una regione già “laboratorio” dell’estrema destra

La Sassonia-Anhalt, infine, non è nuova a esperienze estreme: è stata una delle culle del movimento Pegida e delle proteste anti-islam e la sua sezione AfD è considerata una delle più radicali del Paese, con legami con l’ala più oltranzista del partito. I servizi segreti del Land la sorvegliano come organizzazione “sicuramente estremista”. Eppure, domenica, quasi un elettore su due l’ha votata lo stesso: il dato racconta quanto il voto sia stato un voto di ripulsa verso il sistema, prima ancora che un’adesione consapevole al programma.

Il quadro nazionale: crollo della Cdu e crisi del governo Merz

Il voto di Sassonia-Anhalt è stato letto da tutti come un test nazionale per il governo guidato da Friedrich Merz, il cancelliere cristiano-democratico insediatosi nella primavera del 2025 dopo le elezioni federali anticipate del 23 febbraio 2025. In quell’occasione la Cdu/Csu aveva vinto con il 28,5 per cento, ma l’AfD era già arrivata seconda con il 20,8 per cento, più del doppio rispetto al 10,3 per cento del 2021, quando i partiti tradizionali erano crollati dopo la fine dell’era Merkel.

Merz aveva costruito la sua campagna su una promessa precisa: dimezzare l’AfD, riportandola sotto il 10 per cento con una politica conservatrice ma ferma e togliendole il monopolio dei temi cari all’elettorato popolare. Quel progetto oggi appare fallito. A distanza di un anno e mezzo dal suo insediamento, l’AfD è primo partito nei sondaggi nazionali con circa il 28 per cento delle intenzioni di voto, davanti alla Cdu/Csu ferma intorno al 21 per cento, ai Verdi (14 per cento), alla Spd (12 per cento) e alla Linke (11 per cento).

La popolarità del governo federale è ai minimi: un sondaggio di metà agosto indicava che il 65 per cento dei tedeschi boccia l’esecutivo. La coalizione tra Cdu e Spd, nata senza entusiasmo da entrambe le parti, fatica a comunicare risultati e si trova schiacciata tra una destra che la accusa di non essere abbastanza conservatrice e una sinistra che la giudica troppo dura su migrazione e welfare.

La Cdu regionale scarica la responsabilità su Berlino

La sconfitta in Sassonia-Anhalt ha aperto una crepa dentro la Cdu. Il ministro presidente uscente Sven Schulze, che ha guidato la campagna del partito, ha scaricato la responsabilità sul governo federale: “Sono loro il partito più forte. Dobbiamo affrontare la situazione. Questa è la democrazia, la gente è andata a votare in massa come mai prima”, ha detto nella notte, con parole che suonano come un atto d’accusa verso la linea di Merz. Anche il capogruppo della Cdu al Bundestag, Thorsten Frei, ha parlato di una “cesura nella storia del Paese”.

Merz ha seguito lo spoglio dalla sede del partito a Berlino senza rilasciare dichiarazioni pubbliche, poi ha convocato i vertici per discutere la sconfitta. La stampa tedesca dà per certa una resa dei conti interna: per ora la leadership del cancelliere non è formalmente in discussione (il deputato Cdu Hoppermann ha escluso “discussioni sulla leadership”), ma ogni nuova sconfitta alle urne rende la sua posizione più fragile. Il 20 settembre si vota a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, altri due appuntamenti che i sondaggi danno in salita per i cristiano-democratici.

Il Brandmauer vacilla

Il tema che attraversa tutto il dopo-voto è il Brandmauer, il “muro antifuoco”: la regola non scritta, rispettata da tutti i partiti democratici tedeschi, che vieta qualsiasi collaborazione, coalizione o sostegno parlamentare all’AfD. È la barriera che dal dopoguerra protegge la democrazia tedesca dal rischio che l’estrema destra torni al potere.

La notte elettorale ha mostrato che quel muro comincia a incrinarsi. Weidel ha dichiarato di poter immaginare “una collaborazione con la Cdu o con parti della Cdu” e ha attaccato duramente il cordone sanitario: “Il risultato disastroso della Cdu si deve al Brandmauer. La gente non ha più fiducia nel partito. Se Merz va avanti così non governeranno mai più a livello federale”. All’interno della Cdu, una parte consistente dell’elettorato e alcuni dirigenti locali chiedono di ripensare l’isolamento dell’AfD, mentre la segreteria nazionale e i partner europei spingono nella direzione opposta. Dal canto loro, Verdi e Linke, all’opposizione a livello federale, hanno ribadito che “nessuna collaborazione con un partito di estrema destra” è possibile.

La posta in gioco non è solo regionale: se il cordone sanitario cadesse in un Land, il precedente si estenderebbe a tutta la Repubblica federale e aprirebbe scenari impensabili fino a pochi anni fa, a partire dalle elezioni federali previste per il 2029.

Cosa cambia per la Germania

Anche se l’AfD non riuscisse a formare il governo regionale, il voto di Sassonia-Anhalt cambia la Germania. In profondità e per molto tempo. Ecco i punti da tenere d’occhio.

Potere reale: scuola, media e polizia

I Land tedeschi non sono semplici circoscrizioni: hanno competenze esclusive su istruzione, cultura, ordine pubblico locale e gran parte della polizia. Se Siegmund diventasse ministro presidente, l’AfD controllerebbe davvero dei ministeri, non solo dei banchi in parlamento. Il programma del partito prevede interventi pesanti proprio in questi campi: riforma della scuola con la fine dell’obbligo scolastico, classi separate, tagli al finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo e alle sovvenzioni alle chiese.

Per la prima volta, un partito sorvegliato dai servizi segreti come estremista gestirebbe apparati dello Stato, con interrogativi concreti su nomine, appalti e utilizzo delle forze di polizia. È un salto di qualità rispetto a qualsiasi risultato elettorale precedente dell’AfD.

Il Bundesrat e le leggi federali

C’è poi un effetto istituzionale spesso sottovalutato: i governi regionali siedono nel Bundesrat, la camera che rappresenta i sedici Land e che partecipa all’approvazione di molte leggi federali. La Sassonia-Anhalt ha quattro voti su 69. Finora il Land era guidato da coalizioni moderate; se passasse all’AfD (o a una coalizione che la include), Berlino perderebbe un alleato prezioso e il governo Merz dovrebbe cercare maggioranze più larghe o rinunciare a riforme importanti. Le elezioni regionali del 20 settembre a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore potrebbero peggiorare ulteriormente il quadro.

Società e democrazia: la prova del nove

Il voto mette alla prova anche la società tedesca. Nelle ore successive al risultato, in diverse città sono esplose le proteste: a Berlino e Magonza centinaia di persone hanno sfilato con lo slogan “Difendiamo la democrazia, vietare l’AfD ora”, mentre a Francoforte circa 2.500 manifestanti hanno chiesto di valutare il bando del partito. La comunità ebraica è in allarme: Charlotte Knobloch, 93 anni, sopravvissuta all’Olocausto e presidente della comunità ebraica di Monaco, ha detto che “fatica a riconoscere la propria Patria” e che non avrebbe immaginato un risultato del genere “nemmeno nei peggiori incubi”.

Il dibattito su un’eventuale messa al bando dell’AfD (il cosiddetto Parteiverbot, previsto dalla Costituzione tedesca per i partiti antisistema) è tornato al centro del confronto pubblico. È una discussione complicata: i giuristi ricordano che serve la prova di un’attività “aggressiva e militante” contro l’ordine democratico e che un eventuale rigetto della Corte costituzionale darebbe al partito una legittimazione enorme. Nel frattempo, l’AfD ha già annunciato che userà il mandato di Sassonia-Anhalt come trampolino: “Abbiamo fatto la storia. Ci riprendiamo il nostro Paese. Comincia qui”, ha detto Siegmund a Magdeburgo.

Cosa cambia per l’Europa

La Germania è la prima economia europea e il suo equilibrio politico condiziona l’intera Unione. Un’ondata nera nel cuore dell’Europa ha effetti immediati, anche solo simbolici, su tutto il continente.

Il colpo alla Cdu europea e al centrodestra

La Cdu è il partito più importante del Partito Popolare Europeo, la famiglia politica che guida la Commissione Ue con Ursula von der Leyen. Il crollo dei cristiano-democratici in Sassonia-Anhalt indebolisce il baricentro moderato del Ppe e sposta l’equilibrio interno del centrodestra europeo. Se la Cdu dovesse spostarsi a destra per arginare l’AfD, l’effetto si sentirebbe a Bruxelles su tutti i grandi dossier: migrazione, green deal, allargamento, sostegno all’Ucraina.

Ucraina, Russia e il fronte sovranista

Sul piano geopolitico, il dato più delicato è la posizione filorussa dell’AfD e la sua ostilità agli aiuti militari a Kiev. La Germania è il secondo finanziatore dell’Ucraina dopo gli Stati Uniti: un indebolimento dei partiti atlantisti tedeschi e l’ingresso dell’AfD in un governo regionale, darebbero fiato alle voci che in Europa chiedono di ridurre il sostegno a Kiev e di riaprire i rapporti con Mosca. Il rischio concreto, per gli analisti, è che il “fronte del negoziato a ogni costo” guadagni consensi nel dibattito europeo.

La vittoria è stata infatti salutata con entusiasmo da tutta la galassia sovranista: Viktor Orban ha parlato di “grande serata per la Germania e per l’Europa” aggiungendo “allacciate le cinture, questo è solo l’inizio”; il leader di Vox Santiago Abascal si è congratulato con Weidel e Siegmund; Éric Zemmour, il cui partito Reconquête è alleato dell’AfD al Parlamento europeo, ha scritto che “il cordone sanitario non ha mai protetto nessuno” e che “l’ora della verità è arrivata e suonerà ovunque”. Persino Elon Musk, da tempo vicino alle posizioni del partito, ha commentato il risultato.

Il precedente che spaventa Bruxelles

Per l’Unione europea il pericolo è il potere d’esempio. Nessun Paese fondatore ha mai avuto un governo regionale guidato dall’estrema destra: se accadesse in Germania, il tabù cadrebbe ovunque. Le forze radicali di Francia, Paesi Bassi, Austria e Italia potrebbero usare il caso Sassonia-Anhalt per normalizzare la propria ascesa, in vista delle elezioni europee del 2029 e dei tanti appuntamenti nazionali che le precederanno. È per questo che a Bruxelles la partita di Magdeburgo viene seguita con il fiato sospeso: non è la storia di un piccolo Land dell’Est, è un test per la tenuta del progetto europeo.

Cosa cambia per l’Italia

Il voto tedesco ha già prodotto effetti visibili anche in Italia, dove ha aperto una crepa dentro la maggioranza di governo e riacceso il dibattito sul rapporto tra il centrodestra italiano e le destre radicali europee.

La maggioranza si divide

Le reazioni dei partiti al governo sono state opposte. Matteo Salvini, leader della Lega, ha parlato di “successo clamoroso” dell’AfD, dimostrazione che “un’altra Europa è possibile”. Sulla stessa linea Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che ha esultato: “L’Europa cambia. Merz ha l’ulcera. Nessun dorma”. Dall’altro lato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario di Forza Italia e alleato europeo di Merz nel Ppe, ha definito il risultato una “pessima notizia” e l’AfD “una forza antitetica rispetto ai valori liberali e occidentali”, auspicando che sia “un’eccezione locale”.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia hanno scelto il silenzio. Un silenzio che dice molto: il partito della premier è il leader dei Conservatori europei (Ecr), una famiglia che dialoga con il Ppe ma che da sempre tiene l’AfD fuori, giudicandola troppo radicale e filorussa. Per Meloni l’ascesa dell’AfD è un problema doppio: legittima a destra competitor come la Lega, che sta nel gruppo sovranista Patriots e allo stesso tempo irrigidisce i partner europei moderati con cui il governo italiano cerca di costruire ponti su migrazione e riforme.

Le opposizioni hanno invece lanciato l’allarme: Carlo Calenda (Azione) parla di un'”Unione europea a rischio” e di nazionalismi che guardano “ai totalitarismi passati”; Giuseppe Conte (M5s) individua le radici del voto nelle scelte europee, colpevoli di aver “pensato al riarmo invece che al sociale”; Riccardo Magi (+Europa) invita a fermare “xenofobia e demagogia nazionalista” anche in Italia; per Filippo Sensi (Pd) “ha vinto la paura” e l’affluenza record “ci interroga e prende a schiaffi”.

Cosa può cambiare davvero per il nostro Paese

Al di là delle reazioni politiche, il voto tedesco tocca l’Italia su almeno tre piani concreti.

Il primo è il posizionamento europeo dell’Italia: se la Germania si destabilizza, il governo italiano perde il principale interlocutore moderato nel Consiglio europeo e si indebolisce la spinta verso quell’asse centrodestra-Ppe che Meloni coltiva da tempo. Un’Europa più frammentata significa meno margine per trattare su migranti, fondi e regole fiscali.

Il secondo piano è politico interno: il trionfo dell’AfD rafforza le ali più radicali del centrodestra italiano, che chiedono di replicare quel modello e costringe la premier a gestire una maggioranza sempre più divisa sui temi europei. La campagna elettorale per le prossime scadenze italiane potrebbe essere condizionata da questo confronto.

Il terzo piano è economico: la Germania è il primo partner commerciale dell’Italia. Un lungo stallo politico tedesco, con un governo federale indebolito e regioni orientali in fermento, non giova alla già fragile industria europea, dall’automotive alla chimica, settori in cui le due economie sono profondamente intrecciate. La stabilità tedesca è, da sempre, una condizione della crescita italiana.

Il modello AfD e il modello Meloni

C’è infine una differenza strategica da capire. L’AfD è un partito diverso da Fratelli d’Italia: più radicale sui temi identitari, apertamente filorusso, ostile all’euro in alcune sue anime, sorvegliato dai servizi segreti tedeschi. Meloni ha costruito la sua credibilità internazionale proprio sulla distanza da questo mondo, rivendicando una destra “di governo”, atlantista e dentro le istituzioni europee. La vittoria di Magdeburgo rende più difficile sostenere questa narrazione: nel resto d’Europa, la distinzione tra “destra responsabile” e “estrema destra radicale” apparirà sempre più sottile e anche i governi legittimamente eletti ne pagheranno il prezzo in termini di diffidenza da parte dei partner.

Le reazioni in Germania e nel mondo

La notte elettorale è stata anche una notte di proteste e appelli. In Germania, il vicecancelliere socialdemocratico Lars Klingbeil è stato tra i primi a parlare: il voto “è un segnale per Berlino”, ha detto, promettendo che il governo federale ascolterà e modificherà il suo corso. La leader della Linke Heidi Reichinnek si è rivolta direttamente agli elettori: “Non abbiate paura, non siete soli”. I Verdi hanno attaccato il cancelliere: “Merz avrebbe fatto meglio a restare in vacanza”, ha detto la deputata Franziska Brandt.

Le piazze hanno risposto con la mobilitazione: a Berlino, Magonza e Francoforte migliaia di persone hanno manifestato contro il partito, chiedendo in alcuni casi la messa al bando. E le istituzioni internazionali seguono la vicenda con preoccupazione, consapevoli che dalla Sassonia-Anhalt può passare una parte del futuro equilibrio del continente.

Domande e risposte

L’AfD governerà davvero la Sassonia-Anhalt?

Non è automatico. L’AfD ha 39 seggi su 83 e servono 42 voti per eleggere il ministro presidente. La decisione dipende dal Bsw di Sahra Wagenknecht (5 seggi) e dalla tenuta del cordone sanitario degli altri partiti. Se nessuno troverà un’intesa, si tornerà a votare.

Che cos’è il Brandmauer?

È il “muro di fuoco”, la regola non scritta che impedisce ai partiti democratici tedeschi qualsiasi collaborazione con l’AfD. È considerato una delle garanzie della democrazia tedesca del dopoguerra, ma dopo il voto di Sassonia-Anhalt la sua tenuta è messa in discussione da una parte della Cdu e dallo stesso Bsw.

Perché l’AfD è così forte nell’est della Germania?

Per ragioni storiche, economiche e sociali: deindustrializzazione dopo la riunificazione, spopolamento, salari e pensioni più bassi che a Ovest, migrazione, crisi energetica e una sfiducia profonda verso i partiti tradizionali. L’AfD è percepita come l’unica forza che ascolta le paure di quegli elettori.

Che differenza c’è tra AfD e Fratelli d’Italia?

L’AfD è più radicale: posizioni identitarie estreme, vicinanza alla Russia, sezioni sorvegliate come estremiste. Fratelli d’Italia sta nel gruppo dei Conservatori europei, è atlantista e non ha mai stretto alleanze con l’AfD. La vittoria tedesca, però, rende più complicata per Meloni la rivendicazione di una destra europea “moderata”.

Cosa succede adesso?

Nelle prossime settimane i partiti proveranno a formare una maggioranza a Magdeburgo: AfD-Bsw (44 seggi) oppure una coalizione anti-AfD con Cdu, Spd, Verdi, Linke e Bsw. In parallelo, il 20 settembre si vota a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, con nuovi possibili terremoti. Se nessun governo nascerà, la Sassonia-Anhalt tornerà alle urne e i sondaggi danno l’AfD in ulteriore crescita.

La vittoria dell’estrema destra in Sassonia-Anhalt non è quindi un episodio locale: è un campanello d’allarme che suona a Berlino, a Bruxelles e anche a Roma. La democrazia tedesca, nata dalle ceneri del nazismo, affronta la sua prova più difficile da decenni. E l’esito della partita, come spesso accade in Europa, riguarda tutti noi.


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