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Coronavirus a Napoli, raccolta fondi per gli Ospedali Cotugno, Monaldi e CTO

pronto soccorso ospedale cotugno

Partita da Napoli la raccolta fondi per sostenere l’Ospedale Cotugno, il Monaldi e il COT nel momento di maggiore necessità per la lotta al Coronavirus.

Due iniziative di raccolta fondi per l’Ospedale Cotugno, il Monaldi e il CTO sono partite da una studentessa di medicina e da uno specializzando in Cardiologia, rispettivamente Federica De Masi e Ciro Pirozzi, che hanno spiegato di aver preso la decisione di cominciare le proprie raccolte fondi sull’onda dell’istinto.

L’obiettivo, come ha spiegato la stessa Federica De Masi nella nota che accompagna la sua raccolta fondi, è “aiutare gli ospedali nella ricerca, nell’acquisto di altri ventilatori o altro materiale” necessario non solo alla cura dei pazienti ma anche al supporto di coloro che si stanno prodigando per curarli.

Nel giro di pochissime ore sono stati raccolti, per la sua iniziativa oltre 330.000 Euro, su un obiettivo 500.000.

Come donare per il Cotugno, il Monaldi e il CTO

Come funziona Go Fund Me?

La piattaforma per la raccolta fondi scelta dalla studentessa napoletana è Go Fund Me, la stessa scelta recentemente da Chiara Ferragni e Fedez per sostenere l’ospedale San Raffaele di Milano potenziando il suo reparto di terapia intensiva.

La piattaforma Go Fund Me bypassa completamente coloro che danno inizio alla raccolta fondi, i quali non inseriscono le proprie coordinate bancarie nel sistema e quindi non hanno modo di appropriarsi del denaro delle donazioni. Federica ha avuto bisogno di specificare questo dettaglio quando è stata accusata di aver organizzato una truffa per appropriarsi dei soldi destinati alla beneficenza.

La piattaforma devolve il ricavato della raccolta fondi direttamente all’ente destinatario, in questo caso l’Ospedale dei Colli, punto di riferimento per lo studio e la cura delle malattie infettive in Campania e nel Sud Italia.

L’appello di Federica si conclude con queste parole: “Non siamo in Lombardia, nel Nord Italia, siamo in Campania, e dobbiamo fare in modo da sostenerci perché non abbiamo né i materiali né attrezzature a sufficienza per contrastare quest’epidemia”.

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