Una pura formalità al Teatro Bellini di Napoli [Recensione]

Mar 2015

Scena dello spettacolo Una pura formalità

In scena al Teatro Bellini di Napoli lo spettacolo “Una pura formalità” tratto dall’omonimo film di Giuseppe Tornatore

Dallo schermo cinematografico alla scena teatrale, come spesso accade per tanti capolavori in pellicola tradotti in teatro “in carne ed ossa”. A trasformarsi in versione teatrale è il celebre film del regista Giuseppe Tornatore Una pura formalità, da egli stesso definito il suo miglior lavoro cinematografico, realizzato nel 1994 ed interpretato da Gérard Depardieu, Roman Polanski e Sergio Rubini.

A curare la regia dello spettacolo, andato in scena ieri al Teatro Bellini di Napoli, è Glauco Mauri, in scena nel ruolo del Commissario, mentre la parte dello scrittore Onofrio è interpretata da un magistrale Roberto Sturno. In una realizzazione scenica che nulla ha da invidiare alle potenzialità del linguaggio cinematografico.

La vicenda si svolge in una notte in un cupo ed angosciante commissariato di polizia, che sembra lontano dal tempo e dallo spazio. Il tempo è scandito dal rumore di una pioggia incessante. Dal buio emergono alcune figure umane. Appartengono ad alcuni poliziotti che sono appena riusciti a fermare un pazzo che correva sotto il temporale, come se fuggisse da qualcosa. L’uomo viene portato alla centrale di polizia, dove impaurito e disorientato viene accolto da un Commissario che, inizialmente, si rivela scostante e duro nei modi. Ma bastano poche domande per scoprire che il fuggiasco è un celebre scrittore di romanzi, Onofrio, il più amato dallo stesso Commissario che non esita, quindi, ad ammorbidire il proprio atteggiamento nei suoi riguardi e ad accoglierlo nel migliore dei modi, offrendogli dei vestiti asciutti e puliti. Rimasto solo in scena per cambiarsi, al pubblico basta poco per accorgersi che la camicia dell’uomo è insanguinata, e che stesso lui non sappia cosa sia accaduto nelle ultime ore.

Quando sembra che l’atmosfera sia delle più rilassate, il Commissario lo sottopone ad alcune domande di rito, quelle che egli stesso chiama “una pura formalità”. Ma Onofrio comincia a non ricordare nulla, né la propria identità, né per quale motivo si trovava a correre nel bosco, offrendo versioni continuamente diverse della sua giornata.

Nello squallido commissariato di polizia si sta, in realtà, svolgendo uno strano ed inquietante interrogatorio ad un uomo sospettato di aver ucciso una persona, morta a pochi metri dal suo casale di campagna. Un uomo che ha evidenti problemi di memoria, ma molto probabilmente soltanto perché “Gli uomini sono eternamente condannati a dimenticare le cose sgradevoli della loro vita; e più sono sgradevoli e prima si apprestano a dimenticarle”. Come egli stesso afferma in uno dei suoi romanzi.

E a nulla serviranno fotografie, telefonate, passi e citazioni tratte dai libri scritti dallo stesso Onofrio, a ricordargli i particolari di quella tragica notte dove tutto può essere accaduto. Le domande del Commissario diventano le reali protagoniste del dramma, e condurranno ineluttabilmente il protagonista e lo spettatore ad un unico imprevedibile finale. Che spiegherà come mai in quella stanza irreale la lancetta dell’orologio sia sempre immobile, come mai la prospettiva sembri così irreale, il motivo per cui le penne non hanno inchiostro per scrivere e per cui il telefono non abbia linea.

Un finale a sorpresa che l’abile Commissario probabilmente aveva già compreso dall’inizio e che porta ad interrogarsi sul misterioso viaggio della vita…

Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Bellini di Napoli fino al 22 marzo 2015. Per informazioni su biglietti ed orari consultare il nostro articolo dedicato.


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