Qualcuno volò sul nido del cuculo di Alessandro Gassmann al Teatro Bellini di Napoli [Recensione]

Apr 2015

Qualcuno volò sul nido del cuculo di Alessandro Gassmann

Un racconto semplice ed emozionante, una straordinaria regia di Alessandro Gassmann

“Le Grandi Storie si riconoscono subito […] Le Grandi Storie non necessitano di una forma precisa, perché vanno direttamente a ferire la superficie dell’anima e lasciano un’indimenticabile, meravigliosa cicatrice. Questo accade perché le Grandi Storie raccontano, in maniera semplice e comprensibile, quello che tutti abbiamo in comune: sentimenti, passioni. Amicizia, amore, disperazione. Nessuno può fingere di non sentire quello che le Grandi Storie riescono a comunicare”.  

(Maurizio De Giovanni)

Non è la prima volta che la tematica della pazzia mentale viene trattata a teatro. Così come non è la prima volta che il celebre romanzo di Ken Kesey Qualcuno volò sul nido del cuculo, viene rappresentato a teatro. Come accadde a Broadway  nel 1971, nell’adattamento teatrale di Dale Wasserman, che fu la base della sceneggiatura del più conosciuto film realizzato da Milos Forman con Jack Nicholson, che vinse ben cinque premi Oscar entrando a pieno titolo tra i capolavori cinematografici mondiali.

Ma c’è qualcosa, nell’originale trasposizione scenica di Alessandro Gassmann rappresentata ieri sera in prima assoluta al Teatro Bellini di Napoli, che lascia senza fiato. Un senso di naturalezza ed umanità, di semplicità e di familiarità con il mondo ricreato sul palcoscenico. Ma allo stesso tempo anche forti ed intense emozioni davanti alle tematiche impegnate trattate: la malattia, la paura del mondo, il disagio interiore, l’abuso di potere, la privazione della libertà personale.

Una cena dello spettacolo di Gassmann Qualcuno volò sul nido del cuculo

Bastano pochissime battute iniziali a trasportare lo spettatore senza difficoltà nella vicenda raccontata. Grazie ad una rielaborazione drammaturgica semplice, diretta e vicina al pubblico partenopeo, che soltanto uno scrittore come Maurizio De Giovanni poteva realizzare. Sì, perché questa nuova versione di Qualcuno volò sul nido del cuculo è ambientata nell’Ospedale Psichiatrico di Aversa nel 1982 ed il protagonista, costruito sulla base di Randle McMurphy, si chiama Dario Danise, interpretato da un impareggiabile Daniele Russo, qui in una delle sue prove d’attore più straordinarie e convincenti. Il linguaggio dialettale napoletano, i modi di fare e di dire, soprattutto di Danise, il contesto temporale, sociale e culturale, a cui si fa accenno in diversi modi nel corso dello svolgersi della trama, rendono lo spettacolo contemporaneo e vicino al nostro mondo.

La vicenda inizia con l’ingresso di Dario, un delinquente che si finge pazzo per sfuggire alla prigione, nell’ospedale psichiatrico, dove viene catapultato in un microcosmo composto da sette pazienti, ognuno di loro affetto da diverse patologie mentali. Sette “pazzarielli”, così come Danise li chiama, che riempiono le loro giornate tra partite a carte e terapie di gruppo, fobie e piccole e grandi manie (in cui un po’ tutti possiamo riconoscerci), costantemente controllati da Suor Lucia, l’incarnazione del potere centrale dell’istituto.

L’arrivo di Dario è destinato a sconvolgere le dinamiche interne dell’ospedale, e farà realizzare ai pazienti di avere soltanto un disperato bisogno di normalità, aldilà delle rigide regole imposte dall’alto, da coloro che tendono soltanto ad imporre la propria forza sugli altri esseri umani, privandoli di libertà. Diventerà, così, grazie alla sua spavalderia ed al suo spirito di ribellione, il paladino di una battaglia contro Suor Lucia, metafora del sistema repressivo sociale, consentendo il riscatto sia dei suoi nuovi amici, sia di sé stesso, attraversando un percorso interiore che lo porterà a riconsiderare il suo ruolo nel mondo.

Daniele Russo ed il cast di Qualcuno volò sul nido del cuculo

Magistrali, nel loro essere rigorosamente minimal, le scelte scenografiche. A coinvolgere lo spettatore nel mondo ricreato da Gassmann , uno speciale pannello trasparente posto sul boccascena sul quale vengono proiettati effetti speciali in grado di trasformare alcune scene in ralenti cinematografici, di grande impatto visivo, oppure per “costruire” i sogni, gli incubi e le immaginazioni di Ramon, un pazzariello “gigante ” che si rivelerà uno straordinario personaggio chiave della “liberazione” di Dario Danise, che avverrà in un tragico ed emozionante finale.

In 2 ore e 45 il talentuoso cast messo su da Alessandro Gassmann riesce a trasmettere un forte senso di umanità, che ci fa sentire parte, indipendentemente dall’epoca e dal contesto geografico, di questo strano mondo dove la follia è considerata pericolo e anormalità, e mai come paura del confronto con il complesso ed intricato universo esterno. Tanto da obbligare a chiudersi in sé stessi, privandosi autonomamente del dialogo con gli altri uomini. Piccole grandi paure che, in fondo, non allontanano poi tanto i “pazzi” dai “normali”.

Qualcuno volò sul nido del cuculo sarà ancora in scena al Teatro Bellini di Napoli fino al 19 aprile 2015. Per tutte le informazioni su orari e prezzi dei biglietti consultare il nostro articolo dedicato.


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