Il Teatro Mercadante rischia di chiudere per mancanza di liquidità

Feb 2013

L’allarme è stato lanciato da Luca de Fusco, direttore dal 2011 del Teatro Stabile di Napoli, che comprende ad oggi il Teatro Mercadante, il Teatro San Ferdinando, e la Sala Ridotto.

L’intera struttura rischia di chiudere per mancanza di liquidità e collaborazione da parte dei soci, cioè le istituzioni pubbliche. Nello specifico il Comune e la Provincia, che devono allo stabile partenopeo, rispettivamente, 6 milioni di euro e 1 milione e 400 mila euro, dal 2008. L’unica che continua a pagare è la Regione, ma anche questi finanziamenti sono bloccati dal patto di stabilità, circa un milione e 200 mila euro.

Teatro Stabile Napoli

La situazione economica del teatro è a rischio già da qualche anno, ma è la prima volta che il presidente e il direttore parlano di chiusura, sottolineando l’impossibilità, da aprile in poi, di pagare fornitori, compagnie e dipendenti.

Questa la dichiarazione del direttore Luca De Fusco:

Se i contributi di Comune e Provincia non arriveranno, a maggio il teatro dovrà chiudere i battenti. Dopo aprile, se Comune e Provincia non provvedono a erogare almeno contributi pari a due annualità, lo Stabile non potrà proseguire attività e programmi. L’allarme è doveroso. Denunciare quanto sta accadendo non è solo un diritto. È diventato un nostro inderogabile dovere

L’assessore alla cultura Antonella di Nocera ha annunciato che al più presto l’amministrazione comunale stanzierà 1 milione di euro relativo alle spettanze del 2008.

Una soluzione potrebbe essere quella di coinvolgere le fondazioni bancarie come soci investitori, ma integrandole in un “progetto sfida” di cui farebbero parte anche gli investimenti del Comune e degli enti pubblici.

Intanto ci si chiede perché a Napoli tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte sia destinato a morire, nell’indifferenza delle istituzioni pubbliche che, al contrario, considerano tali aspetti irrilevanti al progresso economico di un paese. Eppure in Italia non si fa altro che vantarsi di un patrimonio unico al mondo, impareggiabile ed ineguagliabile. Su cui però non si investe e che non si valorizza, che si dà per scontato, e si consegna all’oblio.


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